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Qualunque persona condivida le proprie immagini intime per fiducia, amore, euforia, curiosità o ebbrezza è INNOCENTE.
Qualunque persona condivida il proprio corpo per desiderio, per amore, per insicurezza, per la speranza di essere amata  o per timore è innocente.
Chiunque non sia in grado di cogliere il rischio, la malafede, l’inganno e scelga di lasciarsi filmare durante un rapporto intimo è innocente. E nessuno ha il diritto di giudicare l’innocenza.
Qualunque sia la motivazione che ci spinge a compiere un atto di fiducia nel prossimo, anche nei confronti di una persona appena conosciuta, non cancella il fatto che siamo innocenti. E l’innocenza non può essere un’opinione, perché è un dato di fatto, è un elemento oggettivo, a prescindere dalle conseguenze.
Non c’è colpa, non c’è delitto, e non dovrebbe esserci nessuna pena per chi si fida del proprio istinto e delle emozioni.
Vedere tradita la propria fiducia è una sofferenza profonda che lascia ferite indelebili. Dover condividere, contro la propria volontà, immagini intime e private con migliaia di sconosciuti è una violenza feroce. Subire l’oltraggio del giudizio altrui, senza aver commesso alcuna colpa, è vergognoso e ingiustificabile.
Invece accade. Ogni giorno, migliaia di donne di qualunque età vengono giudicate, insultate e punite per una colpa che non hanno commesso. Vengono ricattate e umiliate. Derise, isolate.
Ma dipende da noi, da ognuno di noi, non partecipare a questi linciaggi virtuali, opporsi con fermezza, difendere chi viene aggredito, far sentire la nostra voce forte e chiara nel frastuono degli insulti.
Dipende da noi creare alleanze che coltivino la libertà, l’educazione e il rispetto, e non fare parte del branco che circonda la vittima.
Dipende da noi tutelarci non condividendo le nostre immagini intime. O, se scegliamo di condividerle, non facendoci mai ritrarre in viso.
La tutela che consigliamo a ogni donna e uomo NON è un riconoscimento di colpa, ma una difesa necessaria in questo mondo ottuso e crudele. Non si può nuotare sulla terraferma, non si può sperare nella comprensione e nel sostegno di chi trae godimento dalla sofferenza altrui. Ci si può solo difendere.

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