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Come ogni domenica, vi presentiamo un post della nostra pagina FB e IG “@Donne non facciamolo in Rete”, nata per tutelare le donne e i minori dai pregiudizi e dai pericoli del web.
Quando si parla di disturbi alimentari si tende ad associarli ai giovani, soprattutto alle adolescenti; ma in realtà affliggono anche migliaia di donne che hanno oltrepassato i quarant’anni d’età.
E non si tratta di condizioni pregresse: i dati mostrano che moltissime donne over 40 iniziano a soffrire di anoressia, bulimia e binge eating, il disturbo da alimentazione incontrollata.
Come è sempre accaduto per i malesseri delle donne, le diagnosi degli specialisti sono state poche e scettiche: molte si sono sentite rispondere che erano troppo “vecchie” per soffrire di un disturbo alimentare.
Quello che le donne attraversano durante la mezza età è un periodo complicato, fatto di cambiamenti fisici e alterazioni del metabolismo che influenzano la percezione del proprio corpo.
E oggi – quando influencer e star system non fanno altro che promulgare un’immagine della donna che non invecchia mai pur millantando inclusività e libertà dalle etichette – è facile sentirsi inadeguate e sfogare la frustrazione nei disturbi alimentari.
Emblema delle contraddizioni del nostro tempo è stata la premiazione di Demi Moore ai Golden Globe per la sua performance in “The Substance”, film che ruota attorno al concetto di bellezza eterna.
L’attrice, nel ringraziare, si è profusa in parole di incoraggiamento a tutte le donne che soffrono di discriminazione per la propria età e l’aspetto fisico.
Discorso toccante, sulla carta. Peccato che Moore stessa sia la rappresentazione in carne e ossa del sistema che denuncia: ha 62 anni e sul suo viso non c’è traccia di rughe o gravità, è magra e tonica e potrebbe passare per una donna di almeno vent’anni più giovane.
Le donne come lei simboleggiano una generazione che non è mai riuscita a superare gli ideali esasperati di magrezza con cui è cresciuta e che continua a rincorrere un corpo “perfetto”: sono donne sofferenti, il cui esempio porta sofferenza ad altre donne.
(Stefania S.)

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