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Come ogni domenica, vi presentiamo un post della nostra pagina FB e IG “@Donne non facciamolo in Rete”, nata per tutelare le donne e i minori dai pregiudizi e dai pericoli del web.
Il 3 giugno è stata la giornata mondiale della bicicletta, e pochi giorni fa mi è capitato un fatto assai curioso.
Dovete sapere che uno dei miei piaceri più grandi è fare la passeggiata in bicicletta sul lungomare, insieme alle amiche.
Pedalavo con la mia amica Alessandra da una decina di minuti quando mi si accosta e inizia a ridere: “Attenta che ti viene la faccia da bicicletta!”.
Confusa, le chiedo di cosa stia parlando e, dopo aver accostato per riposare, lei mi racconta una storia incredibile.
Alla fine del Diciannovesimo secolo, la bicicletta era diventata un mezzo molto popolare.
I medici, però, avevano delle riserve sul suo utilizzo da parte delle donne e iniziarono a mettere in guardia la popolazione da una pericolosissima condizione medica: “la faccia da bicicletta”.
I sintomi includevano la contrattura della mascella, labbra tirate, ombre scure sotto gli occhi che diventavano sporgenti…
E che cosa provocava questo cambiamento nell’espressione del volto?
“Una fatica eccessiva, la posizione eretta sulla ruota e lo sforzo inconscio di mantenere l’equilibrio.”
Insomma, nient’altro che l’espressione che abbiamo quando siamo concentrate.
La gravità della temibile faccia da bicicletta, stando ai medici, era direttamente proporzionale al tempo passato a pedalare: più si andava in bici, più il viso ne avrebbe risentito irrimediabilmente.
Care lettrici, non serve che vi dica che la faccia da bicicletta era una condizione inventata di sana pianta dai dottori del tempo.
Gli uomini, all’alba del Ventesimo secolo, erano spaventati da un mezzo di trasporto che aveva fatto breccia nel cuore delle donne, diventando presto un simbolo di indipendenza femminista, e che impose un’accelerazione al cambiamento sulle norme che regolavano l’abbigliamento femminile, introducendo finalmente abiti più comodi e corti.
Un motivo in più per celebrare la bicicletta, compagna di lotta femminista!
(Sara D.)

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