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Come ogni domenica, vi presentiamo un post della nostra pagina FB e IG “@Donne non facciamolo in Rete”, nata per tutelare le donne e i minori dai pregiudizi e dai pericoli del web.
Questa rubrica è nata, tra le altre cose, col fermo proposito di indagare i fenomeni di sopraffazione e persecuzione contro le donne in Rete.
Non possiamo evitare, quindi, di aggiornarvi su una vicenda torbida.
Un paio di mesi fa, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha festeggiato i suoi primi 100 giorni al governo.
Durante il suo comizio, Trump aveva infilato una serie di fake news aberranti, tra cui quella di un prezzo della benzina inventato e la bufala sull’aver ripristinato la libertà di parola.
Insomma, al presidente piace diffondere notizie false e fuorvianti.
In quegli stessi giorni, i social network – specialmente X – sono stati invasi da post di profili di donne che esprimevano il proprio sostegno a Trump e che invitavano gli altri utenti a pubblicare contenuti che mostrassero la bandiera americana.
Ebbene, tutte queste donne, riprese mentre si allenano in palestra o mentre sono in bikini in spiaggia, non esistono.
O meglio, esistono, ma non sono americane e non hanno mai pubblicato foto e video a sostegno del presidente.
Un’inchiesta francese di Les Vérificateurs di TF1 ha svelato la presenza, su X, di almeno 3mila post pubblicati da profili falsi: tutte quelle foto di donne giovani e bellissime erano state rubate a modelle o influencer di altre nazionalità.
Una vera e propria strategia di marketing che fa presa sugli utenti grazie all’avvenenza dei soggetti, che generano migliaia di interazioni e condivisioni.
Lo stesso reato era stato perpetrato durante la campagna elettorale di Trump, con furti di identità di donne straniere che incitavano a votare per il presidente.
Niente da stupirsi, visto che quest’uomo, in tutta la sua vita, non ha fatto altro che dare prova di quanto tenga in poco conto le donne e la loro dignità.
È ancora più spaventoso quando le vittime vengono defraudate della propria identità e usate come oggetti per arrivare al potere, privando noi utenti della facoltà di riconoscere cosa è vero e cosa non lo è.
(Sonia F.)

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