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Come ogni domenica, vi presentiamo un post della nostra pagina FB e IG “@Donne non facciamolo in Rete”, nata per tutelare le donne e i minori dai pregiudizi e dai pericoli del web.
C’è un movimento femminile ormai consolidato sui social – specialmente negli Stati Uniti – che promuove il ritorno delle donne alla sottomissione nei confronti dei mariti e degli uomini in generale.
Su TikTok e Instagram sono seguite da milioni di follower: si tratta delle “tradwives” (“mogli tradizionali”), donne che propinano un’immagine di una vita casalinga perfetta, fatta di frutta raccolta nell’orto dietro casa e latte appena munto.
I contenuti di queste influencer si concentrano su consigli domestici per rendere la vita più agevole ai propri mariti e per prendersi cura della salute di tutta la famiglia.
Le tradwives raccontano agli utenti – e in particolare alle donne più giovani – che tornare a essere dipendenti dai propri mariti in una casa di campagna è un modello a cui aspirare (e spesso si lanciano in invettive contro l’aborto o gli anticoncezionali).
Il fenomeno delle tradwives è il corrispettivo femminile della “manosfera”, di cui abbiamo parlato poche settimane fa in questa stessa rubrica. È parte di quella spinta regressiva che si oppone al femminismo e all’autodeterminazione delle donne.
Le tradwives sono donne che non hanno una libertà economica, che devono chiedere il permesso ai propri mariti per ogni spesa e per ogni scelta che dovrebbero fare in autonomia.
Una vita idilliaca soltanto in apparenza perché, come ci insegna la Storia, quando questo modello familiare fu applicato, negli anni Cinquanta, la maggior parte delle donne soffriva di gravi sintomi depressivi.
Molte di loro, infatti, si sono pentite di questa scelta di vita, e stanno creando comunità in Rete per aiutare le altre tradwives.
Jo Piazza, autrice di un libro sul tema, ha confermato che l’immagine che le tradwives danno sui social è fortemente filtrata: “Nasconde l’entità del lavoro quotidiano svolto da queste donne e l’effetto emotivo provocato dall’essere completamente dipendenti da un uomo”.
Non ci bastavano i maschi retrogradi, adesso ci si mettono pure le femmine…
(Stefania S.)

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