Come ogni domenica, vi presentiamo un post della nostra pagina FB e IG “@Donne non facciamolo in Rete”, nata per tutelare le donne e i minori dai pregiudizi e dai pericoli del web.
“In Dublin’s fair city / Where the girls are so pretty / I first set my eyes on sweet Molly Malone…”
Se siete appassionate o appassionati di Irlanda, conoscerete di certo le strofe di “Molly Malone”, inno ufficioso della città di Dublino.
La canzone parla di Molly, una ragazza che spinge un carretto e vende il pesce, finché un giorno muore di febbre. Il suo fantasma, però, continua a vagare per le strade della capitale insieme al suo carretto, e c’è chi giura di sentire ancora la sua voce che incita i passanti a comprare il pesce.
Alla giovane Molly Malone è dedicata una statua, installata nel 1988 nel centro di Dublino.
Questa statua oggi si trova al centro di una campagna femminista contro le molestie.
Per quale motivo?
È presto detto: Molly, collocata su un piedistallo piuttosto basso e vestita con una scollatura generosa, è da anni presa d’assalto dai turisti che le toccano il seno.
Tilly Cripwell, una studentessa del Trinity College, ha osservato il comportamento delle persone abbastanza a lungo da restarne disgustata: “Di solito sono persone che vogliono farsi fare una foto mentre palpeggiano il seno di Molly, spesso da dietro. […] L’altro giorno alcuni turisti francesi hanno anche mimato il gesto di palpare me, dopo aver palpato lei”.
È per questo che Cripwell ha organizzato una manifestazione davanti alla statua, chiedendo che Molly, uno dei rari esempi di rappresentazione femminile in Irlanda, venga lasciata in pace, evidenziando come palpeggiarle il seno rappresenti un atto misogino, violento e diseducativo per le nuove generazioni.
Grazie a queste pressioni, il comune di Dublino ha deciso che ripatinerà le parti che hanno perso il colore a causa del continuo sfregare di mani, e introdurrà controlli più stringenti sui comportamenti dei turisti.
Quello delle statue “molestate”, però, è un problema che riguarda tanti altri Paesi.
E voi, avete avvistato comportamenti del genere anche nelle vostre città?
Fatecelo sapere nei commenti, facciamoci sentire!
(Sara D.)




