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Se ho le zampe di gallina intorno agli occhi, è per colpa delle fiabe, io lo so, e il mio patrimonio genetico non c’entra niente. Se ho pianto così tanto, è per colpa del velenosissimo “lieto fine”, che ha intossicato tutte le mie vicende, sentimentali e non, e mi ha lasciato le rughe in faccia.
Certo non mi aspettavo il principe azzurro che mi scegliesse come amica, amante e amministratore unico della sua florida azienda, ma un lieto fine che rendesse la mia vita facile e felice sì, me lo aspettavo ciecamente sin da quando ero ragazzina.
Un essere umano qualunque che affidasse a me corpo, fiducia e condivisione del proprio tempo mi sembrava una richiesta equa e ragionevole, da qualunque punto di vista. Perché mai qualcuno incontrandomi non avrebbe dovuto dedicarmi tutta la sua vita, con passione e entusiasmo?
Perché non c’era la fila dietro la mia benedetta porta?
E perché mi ritrovavo sempre sola, se avevo così tanto da dare?
Perché la realtà non è una fiaba, mi rispondeva una vocina saggia dentro di me, non ci sono principi e principesse, non ci sono carrozze e cavalli bianchi a portarti via per sempre.
Sì, però ci sono orchi pelosi e famelici, genitori che sperdono i figli per non doverli sfamare, orfanelle angariate da matrigne perfidissime, sorellastre racchie, nani colorati che ti tengono confinata nei boschi, streghe cattive che ti fanno ingrassare per mangiarti viva, principi dementi che vanno in giro con una scarpetta in mano, lupi giganteschi e transessuali, specchi malefici che ti ripetono di continuo che non sei la più bella del reame, materassi difettati che, anche a metterne uno sull’altro venti, sentirai sempre un pisello che ti flagella la schiena e non ti fa dormire.
L’orrore…
Ma, allora, il senso delle fiabe qual è? Che per meritarti il lieto fine, prima devi soffrire come uno zerbino preso a cinghiate?
Perché, in tal caso, forse è meglio una buona cena tra amiche e scordiamoci il passato.
E a proposito di amiche, Teta me lo ripete sempre: se hai le rughe, è perché ridi tantissimo, e ringrazia il cielo invece di lamentarti. E come diceva Anna Magnani: “Non togliermi neppure una ruga. Le ho pagate tutte care”.
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