Come ogni domenica, vi presentiamo un post della nostra pagina FB e IG “@Donne non facciamolo in Rete”, nata per tutelare le donne e i minori dai pregiudizi e dai pericoli del web.
C’è un fenomeno che sta prendendo spazio nelle cronache di diversi Paesi.
Noi ne avevamo parlato qualche settimana fa, quando un uomo, già condannato per femminicidio, è stato nuovamente arrestato per aver aggredito delle ragazze con una siringa.
Non si tratta di un caso isolato: pensate che solo in Francia, durante un festival musicale, 145 persone, tra cui 100 donne, sono state vittime di quello che viene definito “needle spiking”: una pratica violenta inflitta con le siringhe, spesso in contesti affollati e notturni come locali, concerti o discoteche.
Ma di cosa si tratta, esattamente?
Le vittime di needle spiking vengono punte con una siringa e si accorgono della puntura solo quando il responsabile si è già dileguato nella folla.
Spesso, insieme al trauma della violenza subita, concorre la paura che con la siringa siano state iniettate droghe o agenti patogeni. In molti casi, le analisi non riscontrano nulla. In altri, però, i test tossicologici hanno individuato la presenza di sostanze come sonniferi e droga dello stupro.
Il needle spiking, a livello psicologico, è soprattutto un atto dimostrativo: di dominio, minaccia e umiliazione.
È un modo per dire alle donne: dovete sempre temere per la vostra incolumità, è meglio se restate a casa.
Episodi come quello francese svelano, poi, un problema culturale che va oltre il singolo individuo: gli aggressori si organizzano in Rete per prendere di mira il pubblico ai grandi eventi musicali. Ancora una volta, gli attacchi alle donne si rivelano il frutto della cultura misogina e violenta in cui viviamo.
Ma cosa possiamo fare, all’atto pratico, per proteggerci dal needle spiking?
Innanzitutto, evitiamo di partecipare a grandi eventi affollati da sole: avere una rete di protezione intorno è fondamentale.
Se poi abbiamo la sensazione che qualcosa non va, segnaliamolo subito a chi ci accompagna e al personale di sicurezza.
E guai a sentirsi esagerate! Non bisogna mai sottovalutare le sensazioni del nostro corpo.
(Francesca C.)




