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Come ogni domenica, vi presentiamo un post della nostra pagina FB e IG “@Donne non facciamolo in Rete”, nata per tutelare le donne e i minori dai pregiudizi e dai pericoli del web.
Qualche tempo fa un mio amico mi ha confidato, con un certo imbarazzo, che suo fratello ha aperto una “love academy”. Davanti alla mia perplessità, mi ha spiegato che si tratta di luoghi (fisici o virtuali) che offrono corsi a pagamento per uomini che vogliono migliorare le loro abilità di seduttori.
Ho indagato un po’ su questo mondo a me sconosciuto ed ecco quello che ho trovato: i siti delle love academy offrono tecniche di approccio e flirt, informazioni sulla “psicologia femminile”, promesse di sviluppare un “mindset Alfa” e aumentare l’autostima assicurando successo con le donne.
Ma dietro gli slogan dal sentore tragicomico si nasconde qualcosa di inquietante.
Il presupposto di queste accademie è sempre lo stesso: l’idea che la donna sia un obiettivo da raggiungere, una preda da conquistare, un territorio da “esplorare” e “possedere”. Non una persona, quindi, con una volontà e desideri propri, ma un oggetto da esibire.
Il linguaggio che le love academy usano è rivelatore. “Abbattere le resistenze”, “colpire al momento giusto”, “far capitolare”: una terminologia che viene dal mondo della guerra, affermazioni che trasformano il corteggiamento da incontro reciproco a performance maschile.
Il risultato? Una cultura che alimenta la mascolinità tossica, rinforza gli stereotipi di genere e perpetua la visione della donna come oggetto di desiderio da ottenere a tutti i costi.
E così, invece di insegnare a comunicare, ad ascoltare, a costruire un rapporto sano, si incoraggia a manipolare, a insistere, ignorando del tutto il principio del consenso.
L’amore – quello vero – non è una gara, né una campagna di marketing. Non si tratta di tecniche, ma di rispetto. Non di “vincere” qualcuno, ma di scegliersi a vicenda.
Forse, più che di love academy avremmo bisogno di scuole di empatia, di luoghi dove si impari a conoscere se stessi, a rispettare i confini degli altri e ad abitare le relazioni con responsabilità e cura, a prescindere dal genere.
(Sara D.)

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