Come ogni domenica, vi presentiamo un post della nostra pagina FB e IG “@Donne non facciamolo in Rete”, nata per tutelare le donne e i minori dai pregiudizi e dai pericoli del web.
Nel migliore dei casi, una sportiva professionista viene elogiata perché “brava, ma anche bella”. Nel peggiore, tanti uomini sono pronti a criticarla e considerarla un’incapace prima ancora della gara.
Di sicuro, le donne che fanno sport non godono dello stesso rispetto e considerazione degli uomini.
Quest’anno gli europei di calcio femminili sono stati un successo, non solo per le squadre e le atlete che hanno partecipato, ma anche per i numeri: pubblico vastissimo, notevole ritorno di immagine, ampia copertura mediatica, con qualche differenza rispetto alle manifestazioni calcistiche maschili, infatti sugli spalti esultavano tante ragazze, bambine e mamme.
Eppure, durante e dopo la competizione troppi uomini si sono sentiti in diritto di criticare le calciatrici e di definire imbarazzante la loro abilità calcistica, pari a quella di un ragazzino.
Ogni volta, in ogni sport, è la stessa storia: lo sport femminile è noioso, le donne sono meno brave degli uomini ed è giusto che vengano pagate di meno perché non offrono le stesse prestazioni.
Quando sarà possibile riconoscere dignità, merito e rispetto a tutte quelle donne che, come i colleghi uomini, hanno il talento e la possibilità di rendere lo sport una professione?
Come ha ben spiegato una grande sportiva, Serena Williams, ogni donna che fa uno sport per mestiere ha un obiettivo: essere la migliore, non diversamente dai colleghi uomini.
E qui in Italia, paese notoriamente poco evoluto, stiamo ancora a commentare come si vestono durante le gare perché le consideriamo corpi in mostra, oggetti sessuali da desiderare e non atlete.
(Sara S.)




