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Donne come noi: Come ogni domenica, vi presentiamo un post della nostra pagina FB e…
Come ogni domenica, vi presentiamo un post della nostra pagina FB e IG “@Donne non facciamolo in Rete”, nata per tutelare le donne e i minori dai pregiudizi e dai pericoli del web.
Secondo un report dell’ANSA pubblicato all’inizio del 2026, l’occupazione femminile nel nostro Paese è sensibilmente cresciuta negli ultimi quattro anni e, infatti, il tasso di disoccupazione femminile ha raggiunto il livello più basso dell’ultimo ventennio.
Sono progressi di cui dovremmo gioire, ma questi risultati sono accompagnati dall’altra – triste e perennemente attuale – faccia della medaglia: il divario di genere nel mercato del lavoro.
Non si tratta di una novità: secondo il Gender Policy Report 2025 dell’Inapp “i dati confermano che l’accesso e la permanenza nel mercato del lavoro continuano a essere più difficili per le donne”.
Ciò che emerge dal report dell’ANSA è un ulteriore elemento, che porta con sé conseguenze su cui vale la pena riflettere: i dati indicano “una netta predominanza femminile tra i lavoratori dipendenti a bassa retribuzione.
Le donne rappresentano il 71,3% del totale dei lavoratori a bassa retribuzione contro il 28,7% degli uomini”.
Quando si parla di “gender pay gap” non si fa riferimento solo alla disparità salariale e al tasso di disoccupazione, ma anche alla tipologia di lavoro in cui questa disuguaglianza si concentra.
Molte donne – e pochi uomini – sono impiegate in occupazioni definite “disrupted”, ovvero mansioni amministrative di base, segreteria, assistenza clienti, servizi di supporto. Lavori essenziali, ma spesso poco valorizzati, standardizzabili e quindi più esposti alla sostituzione o alla trasformazione tecnologica.
In un mercato del lavoro sempre più modellato dall’intelligenza artificiale, a subire le conseguenze più pesanti potrebbero essere ancora una volta le donne, intrappolate in stipendi già penalizzanti e prospettive di crescita fragili.
La domanda, allora, non è solo quanto guadagnano oggi le donne, ma che spazio avranno domani e quanto a lungo dovranno pagare il prezzo di un sistema che continua a penalizzarle.
(Martina B.)

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