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Come ogni domenica, vi presentiamo un post della nostra pagina FB e IG “@DonnenonfacciamoloinRete”, nata per tutelare le donne e i minori dai pregiudizi e dai pericoli del web.
Negli ultimi mesi sui social si è diffusa con sempre maggiore forza la narrazione delle cosiddette “soft girl” e “trad wife”, modelli che raccontano una femminilità gentile, accogliente e profondamente legata alla dimensione domestica.
Video e contenuti mostrano routine lente, cura della casa, dedizione alla famiglia e una vita che sembra lontana dalle pressioni del lavoro e dalla ricerca di indipendenza economica.
Un’immagine rassicurante che promette, almeno in apparenza, un ritorno alla tranquillità e alla semplicità.
Il successo di queste narrazioni non nasce dal nulla. Intercetta il bisogno reale e diffuso di alleggerire il peso emotivo, organizzativo ed economico che grava in modo sproporzionato sulle donne.
Nonostante i progressi verso la parità, il gender gap, la difficoltà di conciliare lavoro e vita privata e la fatica di affermarsi professionalmente restano realtà concrete. In questo contesto, l’idea di sottrarsi alla logica di una performance continua può sembrare una forma di sollievo.
Tuttavia, la narrazione della “soft girl” e della “trad wife” sembra offrire una risposta al disagio contemporaneo, ma ripropone un modello già visto, in cui la realizzazione femminile viene associata alla rinuncia dell’emancipazione e alla centralità del ruolo domestico.
Un’immagine che, pur presentandosi come libera scelta personale, si inserisce in una tradizione culturale che per secoli ha limitato le possibilità di autodeterminazione delle donne.
Il punto non è giudicare le scelte individuali, ma interrogarsi sul racconto collettivo che queste tendenze costruiscono.
Quando un modello viene proposto come rifugio dalle difficoltà sociali, il rischio è che la soluzione diventi un ritorno a schemi che hanno contribuito a generare quelle stesse difficoltà.
La vera sfida, allora, è costruire una società dove responsabilità e opportunità siano distribuite in modo equo, in cui nessuna donna debba rinunciare alla propria autonomia per ritrovare il benessere.

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