Come ogni domenica, vi presentiamo un post della nostra pagina FB e IG “@Donne non facciamolo in Rete”, nata per tutelare le donne e i minori dai pregiudizi e dai pericoli del web.
Negli ultimi mesi il mondo della cosmetica sta parlando sempre più spesso di una nuova frontiera della bellezza: il make-up che diventa skincare.
Fondotinta arricchiti con principi attivi per la pelle, rossetti con ingredienti idratanti, correttori che promettono di rinvigorire l’elasticità della pelle.
Il messaggio è chiaro: il trucco non è più solo qualcosa che copre o valorizza, ma risana e migliora il nostro viso.
La novità sembra riguardare soprattutto il modo in cui questi prodotti vengono raccontati.
Molti degli ingredienti citati nelle campagne pubblicitarie – vitamine, acidi idratanti, estratti vegetali – sono presenti già da anni nei cosmetici. Ma oggi il make-up viene presentato come qualcosa che non modifica solo l’aspetto, perché è un gesto di cura, che ci regala salute.
Questo cambiamento si inserisce in un contesto più ampio.
Negli ultimi anni la skincare è diventata uno dei settori più importanti dell’industria beauty. Routine più articolate, sieri, creme, maschere: la cura della pelle è stata progressivamente trasformata in un rituale quotidiano e in un mercato vastissimo che coinvolge donne di ogni età.
Da chi cerca soluzioni per i primi segni dell’invecchiamento fino alle bambine esposte sui social a numerosi step di skincare pensati per adulti.
In questo scenario, trasformare il make-up in un prodotto “curativo” è una strategia di marketing che si sta dimostrando molto efficace.
Ma quando il trucco viene raccontato come un gesto di cura, rischiamo di dimenticare una distinzione semplice: un rossetto è solo un rossetto, prendersi cura di sé è tutta un’altra storia.
E forse vale la pena chiedersi se, davanti a promesse così sofisticate, ci rendiamo davvero conto di cosa stiamo comprando e perché.
Invece di spendere soldi rincorrendo i prodotti del momento, dedichiamoci del tempo libero: non costa nulla e ci fa stare bene.
(Sonia F.)




