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Come ogni domenica, vi presentiamo un post della nostra pagina FB e IG “@DonnenonfacciamoloinRete”, nata per tutelare le donne e i minori dai pregiudizi e dai pericoli del web.
Crescere per le donne significa spesso imparare a piacere: essere gentili, disponibili, accomodanti, capaci di non creare attriti.
Un’attenzione costante al modo in cui si viene percepite dagli altri che, con il tempo, si trasforma in un automatismo difficile da mettere in discussione.
Questa aspettativa si riflette in molti ambiti della vita quotidiana. Nel lavoro, dire di no può essere interpretato come scarsa collaborazione; nelle relazioni, il desiderio di non deludere porta spesso a mettere in secondo piano i propri bisogni.
Anche negli spazi digitali si ripete una dinamica simile. Alcune analisi del Pew Research Center mostrano che, quando una donna esprime un’opinione netta o utilizza un tono diretto sui social, è più esposta a risposte critiche, aggressive o sessiste.
Il modo in cui si espone viene valutato più severamente rispetto a un uomo e questo contribuisce a definire, in modo implicito, quali comportamenti sono considerati “accettabili”.
Se esprimersi comporta più facilmente una forma di “sanzione”, è comprensibile che molte donne imparino a modulare il proprio modo di parlare e a smussare i toni per prevenire il conflitto prima ancora che si presenti.
Questa attenzione continua, spesso invisibile, finisce per incidere sulla libertà personale. Quando il timore di non piacere diventa una bussola, anche le decisioni più semplici passano attraverso lo sguardo altrui.
Rimettere in discussione questo meccanismo significa riconoscere che il bisogno di approvazione nasce anche dal contesto in cui viviamo, che continua a premiare la conformità e a scoraggiare le opinioni discordanti.
Perciò, non è importante solo imparare a esporsi di più o a “farsi valere”, ma creare contesti in cui non sia necessario difendersi continuamente per essere ascoltate. Perché la libertà di parola non dipende solo da chi parla, ma da come quella parola viene accolta.
(Stefania S.)

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