Come ogni domenica, vi presentiamo un post della nostra pagina FB e IG “@DonnenonfacciamoloinRete”, nata per tutelare le donne e i minori dai pregiudizi e dai pericoli del web.
Di recente si è celebrata la Giornata mondiale dell’acqua. Una ricorrenza che richiama l’attenzione su una risorsa essenziale, ma che troppo spesso viene raccontata in modo neutro, come se riguardasse tutti allo stesso modo.
L’accesso all’acqua, tuttavia, è anche una questione di genere.
Quando questa risorsa scarseggia, in molte parti del mondo sono ancora donne, ragazze e bambine a farsi carico della sua raccolta: chilometri percorsi ogni giorno, tempo sottratto alla scuola, al lavoro, alla possibilità di scegliere altro.
Non si tratta solo di fatica fisica, ma di un meccanismo che incide direttamente sulle opportunità e sulla sicurezza delle donne, soprattutto se consideriamo che i percorsi per l’approvvigionamento sono spesso isolati e pericolosi.
Non solo. Esiste un’altra faccia, paradossale, della medaglia, quella che ci ricorda che sono proprio le donne ad avere un bisogno più diretto e vitale di questa risorsa.
L’acqua è essenziale per l’igiene durante il ciclo mestruale, una necessità che, in assenza di condizioni adeguate, può trasformarsi in disagio e isolamento. Allo stesso modo, è fondamentale durante l’allattamento, per sostenere il corpo e garantire salute e nutrimento.
Una questione apparentemente “tecnica” come l’accesso all’acqua diventa una dinamica che incide direttamente sulle traiettorie di vita, gravando in modo sproporzionato proprio su chi, già, ne sostiene il peso maggiore.
Così, ancora una volta, il prezzo più alto lo pagano le donne.
Eppure, questo squilibrio resta spesso ai margini del racconto. Si parla molto di emergenza idrica, di cambiamento climatico, di sostenibilità. Ma mai abbastanza di come queste crisi si distribuiscano in modo diseguale, amplificando disparità già esistenti invece di colmarle.
(Stefania S.)




