Come ogni domenica, vi presentiamo un post della nostra pagina FB e IG “@Donne non facciamolo in Rete”, nata per tutelare le donne e i minori dai pregiudizi e dai pericoli del web.
C’è stato un momento in cui era sufficiente vivere le cose. Adesso, invece, sembra che dobbiamo anche renderle “aesthetic”.
Una parola che online non significa semplicemente “estetica”, ma indica uno stile di vita visivamente curato, coerente, fotografabile. In gergo viene definita “aesthetic lifestyle”: l’arte di vivere un’esistenza ordinata, esteriormente bella e minimale.
E così la colazione non è più solo un semplice pasto, ma un tè matcha vicino a un bel libro. E una serata trascorsa da soli sul divano deve includere per forza una candela profumata e lucine soffuse.
Negli ultimi anni i social ci hanno abituati a trasformare tutto in immagine. E così ci ritroviamo a costruire versioni “degne di essere postate” di ogni attimo quotidiano. Una ragazza stanca non è semplicemente assonnata o priva di energie per il cambio di stagione: segue la “tired girl aesthetic”, che celebra occhiaie e colorito spento.
Una serata passata a leggere un libro sul divano non è un passatempo: è una “cozy reading night”.
Ora, il punto non è sentirci in colpa perché desideriamo case ordinate o vestiti che si abbinano perfettamente. Il problema nasce quando iniziamo a sentirci fuori posto in una vita che dovrebbe assomigliare sempre più a un contenuto da salvare su Pinterest. E invece non lo è.
Abbiamo disimparato a vivere la normalità, l’abbiamo distorta. Perché la realtà, di fatto, non è aesthetic. È mangiare cereali direttamente dalla scatola, uscire senza l’intimo abbinato e avere la camera perennemente in disordine.
E allora smettiamo di pretendere che il nostro corpo, carattere e vita siano impeccabili, tutti rose e fiori e “in palette” come se fossero costantemente al centro di un’inquadratura perfetta.
La vita va avanti lo stesso, anche se andiamo al lavoro con la camicia non stirata in un ufficio arredato male. C’è di peggio, vero?
(Sonia F.)



