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Quando sei dentro l’ossessione d’amore non puoi dirlo a nessuno. Ti si prende per matta, non c’è un’amica o un amico che non ti dica, compassionevole: ritorna in te, trova la ragione.
Naturalmente, a parlare sono quelli che non ci sono mai passati. Gli altri tacciono e aspettano. Sanno che per poter guarire devi arrivare fino al centro dell’ossessione.
Ma cos’è l’ossessione d’amore? Lo racconta bene Maria Tina Bruno nel suo romanzo “La turista italiana”: “È il tuo amore che mi sta uccidendo, non io. È tutto l’amore che mi hai dato che mi ha resa debole, non è colpa mia. E adesso ti sei portato via ogni cosa e mi hai lasciato solo questo stupido corpo che soffre per te. E questo è terribilmente ingiusto”.
Ma chi c’è al centro di un’ossessione? Lui – o lei – che è andato via?
No, a guardare meglio c’è qualcos’altro, una paura non detta, una domanda che hai messo nelle sue mani: “perché non mi ami più?”, ma è la domanda sbagliata. E infatti è un’altra la domanda da cui è partita Maria Tina Bruno per scrivere il suo romanzo: cosa si nasconde davvero nei nostri occhi? Perché in alcune situazioni diventiamo “turisti della nostra vita”, quasi spettatori impotenti delle nostre stesse emozioni?
Per uscire dal gorgo dell’ossessione di un abbandono, o della fine di un amore, qualcosa deve trasformarsi, deve rivelarsi.
Per guarire, bisogna imparare a essere leali con noi stessi, a qualunque costo. E bisogna avere il coraggio di dirsi la verità, anche quando è una verità che ribalta ogni nostra convinzione: “Perché l’amore non può distruggerti, non può ridurre una persona al punto da essere disperato. Come si può soffrire per qualcuno che non ci ama? E non fa differenza se non ci ama più o se non ci ha amato abbastanza: l’unica verità a cui dobbiamo aggrapparci è che mentre noi soffriamo, lui o lei non provano amore per noi. Forse compatimento, ma non amore”.
Ma chi può aiutarci in un momento in cui la vita sembra essersi capovolta e svuotata di ogni senso? Maria Tina sorride perché non ha dubbi: “Un’amica è per sempre. Se non ce l’hai, fattela prestare”.

 

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