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#donnecomenoi 

 

Insegno in una scuola media, non ho figli. Cerco la giusta distanza: a molti allievi mi affeziono, con altri è più dura, ma tutti cercano un senso ogni giorno, lo vedo da come mi guardano persino attraverso il computer. Certe volte ho il dubbio che se lo aspettino da me. Forse non sanno che gran parte del senso della mia vita è stare lì, insieme a loro. Uno strano amore, visto che dopo la terza media non li rivedrò più.
Perciò, quando leggo le notizie sui “carnefici” adolescenti che si accaniscono sui coetanei, mi vengono i brividi: dove l’avranno imparata quella violenza? Cosa c’entra con loro?
Mi mettono a disagio anche le tredicenni anoressiche – e tanti coetanei maschi – “esposte” come icone glamour nelle pagine patinate degli allegati “femminili”: la pelle pesantemente truccata, la figura ossuta di giunco che incanta solo finché è vestita.
Qualcuno ha avuto molto successo a partire da foto come quelle. Qualcuna è diventata ricca costruendo un’immagine che vende insieme alla sua vita privata. È normale che i miei ragazzi li invidino: loro sanno che di lavoro non ce n’è. Non per tutti, almeno.
I miei alunni apprendono una lezione dal mondo così strombazzata ovunque e così assordante da risultare più forte della mia. Infatti, cominciano a dimagrire per somigliare a quelle fotografie, e io vedo tanta sofferenza in questa autodisciplina feroce di privazioni, ma non posso fare niente.
Ai loro occhi, con il mio lavoro grigio e ripetitivo, io non godo di abbastanza credibilità. Io sono ciò che loro non vorrebbero mai essere, sempre intenti a esporsi nelle posizioni più ammiccanti per “condividersi” senza esitazioni, perché tutto quel luccichio di selfie è il preludio più probabile al successo.
“Ma insomma prof, questo è il nostro mondo, questo è il nostro tempo!”, sbottano quando gli sembro troppo insistente. E a me scappa un sorriso: “Esatto. Questo è il vostro tempo e dovete prenderlo e trasformarlo in qualcosa di unico, che vi consenta di essere speciali, ma non come scimmiette ammaestrate. Siate voi la vostra rivoluzione”. E mi pare di scorgere nei loro occhi annoiati una lucina nuova. Ma forse è solo mascara…
(Anna F.)

 

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