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Se hai vissuto l’umiliazione, le botte, la denigrazione, è molto probabile che tu abbia anche assorbito la prospettiva del tuo “Lui”: non vali niente, sei ridicola, dove vorresti andare?
Per questo nei centri antiviolenza – una rete preziosa diffusa sul territorio per iniziative di attiviste, avvocatesse, psicologhe – il primo passo è aiutarti a sfilarti di dosso le ragioni di chi ti ha rovinato la vita. Perché dare addosso alla vittima è un vecchio trucco, una strategia che i violenti condividono da sempre con i razzisti. Basta insistere con insulti biechi, proclamare che sei incapace, mediocre e il gioco è fatto: tu non vali niente e io posso trattarti come una bestia, ti addomestico alla mia violenza, ti umilio al punto da cancellare la tua personalità.
Solo estirpando dalla testa e dal cuore il proprio nemico interiore si può cominciare a respirare. Ma poi?
La strada è ancora lunga e difficoltosa. Ci sono però alcune tappe essenziali. L’autonomia economica, per esempio, è la prima condizione per “prendere nelle mani la propria vita”, che sarebbe il significato letterale della parola “emanciparsi”.
Per questo è una bellissima notizia l’istituzione del Microcredito di Libertà. Segue altri progetti analoghi (uno di Pangea, per esempio) ma è un’iniziativa di respiro nazionale: 3 milioni di euro stanziati dal Governo come dote iniziale a favore delle donne maltrattate, voluto dall’Abi, Caritas, l’Ente nazionale per il Microcredito.
Il microcredito è una formula apprezzata in tutto il mondo, efficace nel sostenere e promuovere la piccola imprenditoria, specialmente femminile, e in grado di trasformare la rete sociale di un territorio con la forza della creatività e di economie a misura umana, libere dalle banche e dall’usura.
Nei contesti più disparati – dall’Africa all’America Latina, alle campagne di recupero dei territori – il microcredito nutre un’economia risanata con importanti ricadute sulle comunità e le popolazioni locali. E sulla consapevolezza, per donne e uomini, che il percorso iniziato è ancora lungo, ma ci si può riuscire perché la violenza si combatte con la conoscenza dei propri diritti e con reali, concrete opportunità.

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