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#donnecomenoi

 

La natura ha affidato alle femmine il compito di mettere al mondo e di dare il primo nutrimento a ogni essere umano.
Ciò non toglie che per un lungo periodo (più o meno fra il Seicento e buona parte dell’Ottocento) era normale che le donne nobili o benestanti mandassero i figli a balia; li rivedevano giovanottini e signorine, quando era ora di educarli e poi di coniugarli adeguatamente.
Queste madri si sottraevano a una buona parte dell’allevare e del nutrire, e a loro sembrava giusto. Anche se per molte sorge spontaneo – grazie a un complesso sistema di ingegneria ormonale accomodato da Madre Natura per salvaguardare la specie nei primi tre anni di età –, è stato un cambiamento di sensibilità a valorizzare l’amore materno.
Come per la figura dell’Angelo del focolare, che vuole la donna – figlia, madre, sorella, compagna – sollecita e amorosa nel provvedere ai bisogni di chi ama, per definizione sorda alla fatica e ai propri desideri. Sarà per questo imprinting, però, che tutte quelle attenzioni vengono spesso accolte con “indifferenza”, come parte del copione famigliare previsto alla voce “buona madre, buona figlia, buona compagna”.
E pensare che non c’è nulla di più pericoloso per un amore, qualunque esso sia, che tradire l’equilibrio del dono.
Una malintesa idea antropologica ci ha addirittura portato a sospettare del dono, raccontandoci che ogni regalo è una forma di manipolazione che obbliga alla reciprocità, cioè una minaccia. Ma “Do ut des”, io do affinché tu dia, è solo una delle forme del dono.
Chi si sente in debito non ha capito niente, non sa neanche ricevere un regalo! Nel dono d’amore c’è molto altro, c’è la gioia, la felicità di nutrire la relazione. Ma se l’altro, o l’altra, non comprende che questi gesti sono parte di un rituale d’amore, l’amore finisce, frustrato e avvilito. Inacidisce, come certe persone disilluse.
E pensare che basterebbe dire “Grazie”, che significa “grazie per quello che fai, è bello vivere in questo legame di gratitudine che ci unisce in un ragionamento d’amore”.
Grazie: una parola che può essere una scoperta, la più importante per preservare l’umanità che è dentro ciascuno di noi.
(Francesca C.)

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