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Tre volte in un mese non passano inosservate. “Mina Settembre”, “Le indagini di Lolita Lobosco” e “Dio ci aiuti”, tre fiction di punta di Mamma Rai (rispettivamente 26%, 31%, 25% di share, cioè milioni di spettatrici e spettatori) hanno proposto, nell’ultimo mese, il caso di tre donne che denunciano una violenza che in realtà non hanno subito.
È “solo” fiction, ma colpisce che in Italia vengano uccise, in un mese, 12 donne, 10 delle quali si sono rivolte a polizia e carabinieri. La loro paura e la loro denuncia raramente vengono prese sul serio – se non nei centri antiviolenza (sempre più impoveriti) gestiti e voluti da donne che il fenomeno lo conoscono nei dettagli e sanno attuare procedure concrete di aiuto.
Per le denuncianti, invece, il plot è noto: si raccoglie la loro testimonianza e poi le si rassicura, si ridimensiona il quadro da loro indicato, si offre loro una narrazione “diversa”. Come a una bambina, come a una persona disturbata, si offrono versioni rassicuranti della sua condizione, raccomandando “saggiamente” la mediazione.
Le persone meno tenaci restano sole: Stefania Formicola, uccisa a 28 anni, aveva scritto il suo testamento a 23 anni, e non aveva denunciato per paura che il marito se la prendesse con i bambini.
Nella fiction vittima e carnefice si scambiano magicamente le parti perché la “verità” rivelata dal racconto è che la donna denunciante è bugiarda.
Se la colpa è di Eva, la famiglia è salva, perché dopo cena si deve pur digerire visto che il telegiornale ha già raccontato dell’ennesima donna ammazzata… Ma non se la sarà cercata? Non lo avrà illuso? Non gli ha mentito? Insomma, non avrà preteso troppo credendo di poter dire di “no”?
Reiterare costruzioni di questo tipo è una procedura tipica di ogni “negazionismo”, che soddisfa il bisogno di rendere più accettabile una realtà orrenda.
Ripetere una menzogna sino a farla sembrare vera è il principio delle fake news perfettamente assorbito dalle narrazioni televisive in questione, che servono sul piatto il quadro rassicurante della colpa femminile, sempre funzionale a farci stare tranquille davanti al televisore, invece di ribaltare tutta la baracca.
(Francesca C.)

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