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Rose, agrumi, gelsomini, ranuncoli: il mio chiosco è una tale meraviglia che sono felice di aver scelto questo mestiere, anche se fatico ad arrivare a fine mese. La bellezza che metto in piedi in questa strada insignificante, l’aria profumata che mi circonda in ogni stagione mi ripagano della fatica e delle mani sciupate dalle spine.
Mi hanno invitata al presidio, ma non ci sono andata. Mi sento una fiorista, ma non mi sento “wedding”: così si chiama quel settore produttivo che dall’inizio della crisi Covid ha lamentato un crollo del 47,5 % in tutto il Paese.
Fiori, abiti, trucco, ristorante, fotografie, film, organizzazione, inviti, bomboniere, “location”: tutto nelle mani di professionisti. Tutto tranne una cosa: lui e lei.
Ne ho fatti tanti di matrimoni, e all’inizio erano una fonte di guadagno importante per me.
Ma poi ne ho accettati sempre meno. Tutti quei fiori sprecati per una coppia che non avrebbe retto due anni, per certi sguardi aggressivi e sarcastici, per certe parole fuori posto che, anziché comunicare, rivendicano. Demarcano fin da subito il confine: io, tu.
Spesso c’è un senso di posticcio, seppure fiabesco, in tanti matrimoni che li rende tutti uguali, faticosi, schematici nell’opulenza dei dettagli. La cornice “incantevole” basterà a scacciare la sottile malinconia che si affaccia al momento dei saluti, il retrogusto amaro che anche nella festa più riuscita spinge gli invitati ad allontanarsi in fretta da quell’idillio così poco spontaneo, in cui si vuole apparire “protagonisti”, piuttosto che innamorati?
Perché si ha la sensazione che la favola finisca lì, e poi cominci la vita vera, quella senza wedding planner, che presto aprirà le porte ad altri esperti e professionisti: terapeuti, psicologi, sessuologi, avvocati.
Non sempre, non necessariamente. Ma è difficile oggi non sentire in un matrimonio l’eco di una scommessa: riusciranno i nostri eroi a sopravvivere l’uno accanto all’altro senza essere infelici?
Non esiste una risposta, ma ho un cliente che da dodici anni viene a comprare un fiore, una sola rosa per sua moglie, ogni giorno.
Loro, forse, la scommessa l’hanno vinta. Di sicuro, io li invidio.
(Francesca C.)

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