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Storia maggiore e storie minori: Paesi conquistati con eventi storici concordati a tavolino, lineari come un libro stampato e, dentro di essi, un groviglio di vite senza nome, dove ogni linearità si perde.
Vite spezzate, calpestate, dimenticate.
Quanti di questi volti sono stati sepolti sotto il peso degli anni e dei decenni?
Quante mie sorelle attraversano destini che io non conoscerò mai?
Oggi è il turno dell’Afghanistan a fare da teatro per la Storia, ma sotto le ottuse vicende politiche, sono le donne afghane che io sento urlare a gran voce.
Cercano salvezza, ma soprattutto vogliono essere ascoltate.
Vogliono dirci il loro nome, chi sono, da dove vengono, dove si stanno nascondendo, che destino temono. Donne che oggi vedono la loro identità individuale cancellata, inglobata nella Storia che tutto divora.
In questo giorno, sono loro che io voglio ascoltare.
Grazie alle preziosissime organizzazioni che hanno amplificato e ancora propagano la loro voce, le loro storie non devono andare perse.
Nel turbinio della politica e della guerra, decisa, combattuta e perpetrata dagli uomini, sono le donne a pagare il conto.
Nelle nostre lotte quotidiane, non dimentichiamoci che quelle donne avremmo potuto essere noi, se solo fossimo nate nel posto sbagliato nel momento sbagliato.
Le storie delle donne afghane di oggi appartengono a tutte le donne.
Ascoltiamole, ripetiamole, raccontiamole. Perché è solo con l’oblio che l’umanità si perde per sempre.
(Stefania S.)

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