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A volte penso che l’uomo italiano sia rimasto al secolo del Dolce Stil Novo.
E non perché abbia la furiosa tendenza a scrivere poesie sull’incedere della donna amata, figurarsi: al massimo oggi scrive un sms per comunicare a un amico che “la dolce metà” finalmente se n’è andata.
No, l’uomo è rimasto indietro perché ha ancora in mente l’ideale di donna angelicata. Inestirpabile dalle proprie sinapsi.
Dico sul serio, per quanti uomini oggi la parola donna deve essere sinonimo di delicatezza, bontà, pazienza disumana, propensione all’accudimento?
Nonostante le conquiste raggiunte dal femminismo, pare che niente riesca a sradicare questo marmoreo pregiudizio.
Che può sembrare innocuo, o perfino benevolo, quando l’uomo insiste per pagare il conto, anche quando la sua commensale è CEO di qualche azienda e guadagna il doppio di lui.
Ma benevolo non è. Tantomeno innocuo.
Perché dietro la cavalleria si nasconde, come sempre, la volontà di pretendere che le donne siano creature prevedibili e docili come peluche.
Non è questo, forse, il vero intento di una continua idealizzazione del femminile?
Che sembra soltanto un pensiero gentile, specie perché inizia da bambine, quando veniamo incoraggiate a giocare con le bambole e non al pugilato, perché “non è da signorine”.
Ma chi sono le “signorine”?
Noi donne, però zitte e buone. Noi donne, però sempre in tiro. Noi donne, però senza rabbia e senza pretese.
Ed è solo quando le bambine diventano donne che si vedono i risultati di questo continuo martellamento ai fianchi, ed emergono le differenze abissali nelle percentuali di iscritti alle facoltà scientifiche, o il famoso “gender pay gap”, cioè la differenza di salario tra donne e uomini, o le discriminazioni verso le lavoratrici che decidono di diventare mamme.
Com’è che dicono i nostri uomini sghignazzando affettuosamente? Le donne due cose insieme non le sanno fare: o sono donne o sono stron*e.
Invece no. E ricordate che la cavalleria e i cavalieri esistono solo perché li hanno inventati gli uomini. Noi donne avremmo inventato direttamente il treno, per fare prima.
(Francesca C.)

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