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Federica è rinchiusa nella sua camera e non vuole uscire. È angosciata dai messaggi volgari e provocatori che arrivano sul suo smartphone da decine di sconosciuti. Davide, l’ex fidanzato, ha lanciato nel web i video dei loro incontri sessuali e ora lei sta vivendo un vero incubo.
Il Revenge Porn, ovvero la diffusione sul web di immagini private per vendetta e senza il consenso della persona coinvolta, è il tema di “Revenge Room”, cortometraggio presentato alla 77ma Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia e poi, il 4 ottobre, al Festival Videocittà di Roma, e ancora disponibile su Raiplay.
Diretto da Diego Botta e interpretato da Alessio Boni, Violante Placido, Eleonora Gaggero, Luca Chikovani e Manuela Morabito, ha la colonna sonora firmata da Baby K, la rapper italiana in testa alle classifiche musicali. «La vendetta porno è un tema urgente da affrontare», ha dichiarato la cantante in un’intervista all’Ansa. «C’è bisogno di una grande sensibilizzazione perché non sempre i giovani sanno cosa può significare e quanto sia facile anche solo con un click essere oggetto di vendetta pornografica. Io penso che sia necessario fare un grande lavoro di educazione nelle scuole e a casa, per quanto magari è difficile parlare di sesso in famiglia. L’unica cosa per contrastare questo fenomeno che può portare a dolori immensi e anche a conseguenze estreme, è l’educazione. Per un adolescente, ma anche per gli adulti, è facile riporre fiducia quando si è coinvolti in una storia d’amore, ma diventare vittime è un attimo. Far capire che bisogna imparare a gestire immagini e video per evitare che un ex li renda pubblici è davvero molto urgente.»
Di Revenge Porn parla anche Maria Tina Bruno nel suo romanzo “La turista italiana” (Pop Edizioni). Una storia d’amore, d’amicizia e di sesso tra una donna italiana e un affascinante uomo greco ambientata a Creta. Un romanzo che indaga senza ipocrisie e falsi moralismi l’evoluzione delle abitudini sessuali, in un mondo in cui è difficile trovare un centro tra la libertà passionale, gli stereotipi di ruolo e l’adesione sempre più frequente e acritica ai modelli di pornografia diffusi attraverso il web.

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