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Mi aggiro con sospetto fra quelle forme multimediali di self-help, manualistiche, corsi, in cui il mistero e il non detto, il non dicibile del sesso e dell’amore si traducono in spiegazioni e ricette, inadatte al fenomeno come un sacchetto di plastica a contenere il mare, o il congelatore a conservare una rosa. Inadatto, come chi vorrebbe spiegare il sesso con la fisiologia, sicuro, povero lui, che il segreto stia nella meccanica.
Perciò, contro la luce omogenea dei consigli da rotocalco, contro le povere certezze di chi crede di sapere tutto, e che valga per tutti, oggi lascerò che a difendere l’amore sia la poesia.
E come giovanissima sacerdotessa ho scelto Roberta Margiotta, che a 20 anni si consegna al lettore senza schermare le proprie contrastanti, feroci emozioni: “Questa raccolta di poesie, scritte nel corso della mia adolescenza, è il mio primo tentativo di tradurmi al mondo. È un atto di cortesia, di coraggio, di eterna dannazione. È il tentativo personale di cercare l’espiazione tramite la commiserazione e il dono”.
“Ero feroce in sogno” contiene versi tanto più stupefacenti quanto meno cercano una morale, perché la morale della poesia, come ci hanno ripetuto gli artisti più grandi, è la poesia stessa.
Poesia e musica combaciano perfettamente. Proprio come nell’amore si ritrovano un canto e un ritmo, una sintonia e un contrappunto, il mito dell’unione e la differenza fra due anime-corpi che credono di potersi rispecchiare e amplificare, ma non saranno mai uno solo.
Nel corpo a corpo con la parola c’è una tensione simile, ed è forse per questo che si dice “arte d’amare”, perché è dell’arte l’equilibrio fra la corrente dell’ispirazione e il controllo misurato della parola e del suono. Una straordinaria acrobazia, di cui le donne sono maestre e vestali.
Perché per tante volte che sarà una illusione, una ferita, un errore, qualche volta sarà anche Amore.
“Liberami dalla persecuzione dei sensi e dalla maledetta
benedetta resistenza che il mio corpo oppone
alla morte, come un bambino
che attaccato al seno della madre
ne succhia la carne.”
(I versi sono tratti da “Ero feroce in sogno”, di Roberta Margiotta, in vendita su www.popedizioni.it)

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