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Ne abbiamo già parlato a fine aprile, ma ci sentiamo obbligati a tornare sull’argomento perché è davvero incredibile.
La situazione è paradossale: nel 2010 Salvatore Guadagno ha assassinato sua moglie, Carmela Cerillo, e oggi – in quanto coniuge – dopo aver scontato la pena può ancora decidere di cosa fare del suo cadavere.
Addirittura sta impedendo ai figli di dare seguito alle volontà di Carmela, che avrebbe voluto essere sepolta a Napoli, vicino alla sua famiglia.
Nel 2018, la Legge n. 4 è intervenuta sull’indegnità a succedere nei casi di condanna per crimini domestici: in sostanza, chi uccide un parente o un congiunto non può ereditare i suoi beni.
Questa legge, però, non ha previsto la modifica delle norme relative alle funzioni cimiteriali, secondo cui è solo il coniuge a poter disporre del corpo della moglie.
Poco importa se la vittima l’ha uccisa lui.
Di fatto, la legge che ha punito l’uomo per aver ucciso sua moglie, gli consente però di continuare a considerarla una proprietà decidendo del suo corpo.
Perciò i due figli, Annamaria e Pasquale, orfani di femminicidio, sono stati costretti ad affidarsi a un legale per far rispettare le intenzioni della madre.
Ma in assenza di testamento la legge stabilisce che la decisione spetti al marito. E il marito vuole far cremare il corpo della donna che ha assassinato per tenersi le ceneri in casa.
È agghiacciante questa violenza continuata persino post mortem.
In casi così gravi le divergenze politiche dovrebbero contare poco, ma ancora oggi l’evidente vuoto legislativo nel sistema giuridico, nonostante le svariate prese di posizione, non è stato colmato.
È così difficile riconoscere l’iniquità di questa situazione e intervenire per porvi rimedio?
Oltre all’evidente paradosso legislativo, si continuano a ignorare gli enormi danni emotivi che gravano sui due figli, obbligati a subire le violenze di un padre violento, anche dopo essere stati privati della madre.

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