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Le difficoltà di chi attraversa i mari su barche di fortuna rischiando la vita ormai sono note persino a chi per anni si è ostinato a negarle. Anche per questo i centri di accoglienza per migranti sono spesso ragione di aspre battaglie politiche.
Sono nati per accogliere gli stranieri al loro arrivo nel nostro Paese e per dare loro assistenza medica, dopo una prima identificazione. Gli ospiti possono chiedere la protezione internazionale, e a seconda delle loro condizioni verranno poi trasferiti in strutture di altro tipo.
Il mese scorso una bambina di dieci anni è stata violentata ed è rimasta incinta nel centro di accoglienza di San Colombano, in provincia di Brescia.
La piccola si trovava nella struttura insieme alla madre in attesa che venisse accolta la richiesta di protezione internazionale.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, lo stupratore – anche lui ospite dello stesso centro per migranti – avrebbe prima conquistato la fiducia della madre per poi abusare della figlia.
È stata la donna ad accorgersi della situazione, quando ha iniziato a notare comportamenti “strani e anomali” da parte della bambina, diventata improvvisamente fredda e distaccata.
Una volta scoperta la violenza sessuale subita dalla figlia, è arrivata anche la constatazione della gravidanza.
Madre e figlia sono state trasferite in una vicina struttura protetta, sempre in provincia di Brescia.
L’uomo sospettato di aver abusato della bambina di 10 anni è accusato di violenza sessuale aggravata dall’età della vittima e si trova ora in carcere in attesa del processo.
Fino a quando dovremo assistere a violenze di questo genere, all’interno di strutture che già di per sé faticano a mantenere un livello di umanità accettabile?
E chi è responsabile per il controllo o, meglio, per il mancato controllo su quel che avveniva nel centro di accoglienza per migranti?
Nei centri di accoglienza, dove i problemi degli ospiti sono tantissimi e dovrebbe regnare uno spirito di reciproca fiducia e collaborazione, ancora oggi si registrano gravissimi fenomeni di degrado e sopraffazione.
Come se questi centri si trovassero in Paesi arretrati e degradati anziché nella civilissima Italia.

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