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La vicenda di Mario, operaio metalmeccanico di 50 anni residente appena fuori Bergamo, è una girandola di eventi che sarebbero difficili da affrontare singolarmente, e impossibili da fronteggiare tutti insieme.
Mario si è trovato in poco tempo ad attraversare una tempesta che ha inghiottito il suo quotidiano: la perdita del lavoro, un grave incidente stradale, la fine della relazione con la compagna e, come se non bastasse, una spirale di debiti che lo ha portato sull’orlo del tracollo.
Tutto ha inizio quando l’azienda in cui lavorava a tempo indeterminato chiude i battenti, lasciandolo senza lavoro.
Con una relazione sentimentale già in crisi e un mutuo aperto, il 50enne vede il suo orizzonte frantumarsi: la casa viene messa all’asta, ma il ricavato non basta a coprire il debito accumulato. Isolato da famiglia e amici, la depressione si fa strada facilmente.
La svolta per Mario arriva nel 2024, grazie alla Legge “salva-suicidi”, quando la sua storia arriva al comandante della polizia locale di Treviolo, che gli suggerisce di rivolgersi a Protezione Sociale Italiana.
Viene quindi avviata la procedura per ricorrere alla Legge 3 del 2012, nota come “salva-suicidi”, creata in seguito ai tanti imprenditori che si tolsero la vita per i debiti accumulati durante la crisi finanziaria del 2008.
“Mario era un debitore meritevole, non aveva contratto obbligazioni con dolo né commesso reati. Con un reddito minimo, solo una modesta pensione di invalidità da 500 euro al mese, e nessun patrimonio significativo, rispondeva ai criteri necessari per l’esdebitamento” spiega il suo avvocato.
Dopo dieci mesi di attesa, a metà dicembre 2024, il Tribunale di Bergamo ha approvato la cancellazione dei suoi debiti.
Questa legge è uno strumento tecnico, è vero, però è umanamente rivoluzionaria, e sta diventando una sorta di “livella” che mette tutti sullo stesso piano, a prescindere dal passato o dallo status sociale.
È una procedura importantissima che restituisce speranza a chi è disperato. Un bell’esempio di Italia civile.

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