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Sembra la trama di un thriller in cui gli operatori del 118 vengono sedati da un loro collega, e invece è una storia vera.
Infatti nei giorni scorsi si sono concluse le indagini preliminari su Claudio Tacconi, accusato di aver somministrato a dieci colleghi dei farmaci psicotropi sciogliendoli nelle bevande consumate sul luogo di lavoro, tra il 2020 e il 2023.
Secondo gli accertamenti il quadro emerso è allarmante: lesioni personali, atti persecutori e simulazione di reato.
Tacconi, 44enne infermiere con una lunga esperienza di rianimazione, era coordinatore della centrale 118 Emilia Est di Bologna, ma da maggio dell’anno scorso era stato posto agli arresti domiciliari.
L’indagine era partita dalla segnalazione di malori sospetti tra gli operatori: chi lamentava sintomi di sonnolenza prolungata, difficoltà a mantenere l’equilibrio e mal di testa. Addirittura alcuni non riuscivano più a parlare, altri erano finiti al Pronto soccorso in preda ad apparenti attacchi ischemici.
Dai primi esami erano stati esclusi fatti ambientali, come sostanze nell’impianto di aerazione o in quello idrico.
Secondo i giudici del Riesame, Tacconi aveva preso di mira i colleghi “intossicandoli, ed era consapevole che i sentimenti di timore e diffidenza avrebbero investito tutti quelli che facevano parte dello speciale reparto di elicotteristi”, nell’intento di impedire che svolgessero quel servizio.
Il movente potrebbe essere legato a un contesto di lavoro in cui da tempo c’erano dissapori e screzi per chi percepiva le laute indennità per i turni in elicottero.
I giudici sospettano che il suo comportamento possa essere legato a disturbi della personalità o depressione.
Nel corso delle indagini, Tacconi avrebbe anche provato ad allontanare i sospetti da sé simulando malori, intossicandosi con benzodiazepine e inviandosi una lettera anonima contenente minacce.
Al di là di questi goffi tentativi per discolparsi, che neppure un adolescente prenderebbe in considerazione, resta il fatto gravissimo di un adulto che ha messo a repentaglio la salute di dieci operatori del 118 per un bieco interesse personale.

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