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Sofie Juel-Anderson ha 30 anni e da quando ne aveva 26 non ha più comprato cibo al supermercato.
Com’è possibile? La risposta è nel “dumpster diving”, una formula coniata negli anni ’80 per indicare una pratica piuttosto curiosa: andare a caccia di alimenti nei cassonetti della spazzatura.
Prima di storcere il naso, però, aspettate.
Sapevate che lo spreco di cibo pro capite in Europa e Nord America va dai 95 ai 115 chili all’anno? E che in Europa ogni anno vengono buttate 50 tonnellate di frutta e verdura solo perché non si conformano agli standard estetici?
Ebbene sì, anche le pere e le bietole devono essere piacevoli alla vista per essere scelte dal cliente.
Il dumpster diving consiste proprio nel recupero di generi alimentari (e non solo) ancora in buono stato.
Sofie ha cominciato nel 2020 e poco alla volta ha sostituito del tutto la spesa al supermercato con il recupero dai cassonetti.
“Non potevo credere ai miei occhi, c’era tantissimo cibo, e in gran parte non era nemmeno scaduto – è cominciato tutto così. Era come una caccia al tesoro.”
Questa abitudine permette a Sofie di risparmiare e vivere più agiatamente, tanto che ora lavora di meno (solo tre giorni alla settimana) e viaggia di più (negli ultimi quattro anni ha visitato Kenya, Argentina, Italia, Spagna e Dubai). È persino riuscita a coinvolgere tutta la famiglia, e durante le vacanze vanno tutti insieme a fare dumpster diving.
In tutto il 2024 la giovane ha speso solo 99 dollari per comprare gli articoli per la casa che non può recuperare dai cassonetti (carta igienica, dentifricio, sapone e così via).
Per lei, il dumpster diving è una forma di attivismo: “Voglio creare consapevolezza sullo spreco alimentare e sulla nostra visione del cibo, che può essere ancora buono anche se ha dei difetti”.
Quando si dice un cavolo a merenda e al mare con la tenda…

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