È facile immaginare i grandi colossi del “junk food” come i cattivoni di un cartone animato, non solo perché il cibo che vendono causa problemi di salute alle persone e all’ambiente, ma anche perché, negli ultimi anni, sono riusciti a escogitare un metodo per lucrare proprio su questi problemi.
Un’inchiesta olandese ha scoperto che giganti come Danone, Unilever, Nestlé, PepsiCo e Kraft stanno investendo massicciamente nella produzione di farmaci e integratori che promuovono il dimagrimento e il benessere fisico contro gli effetti di un’alimentazione poco sana.
Oltre al danno la beffa?
Sì, visto che queste grandi aziende offrono sia il male che la cura.
Gli alimenti ultraprocessati, ricchi di additivi e grassi e poveri di nutrienti, sono prodotti come le merendine, i biscotti, le patatine e i dolci industriali. Ma rientrano in questa categoria anche il pane in cassetta, i sughi pronti e le minestre istantanee.
E sebbene il loro effetto nocivo possa essere limitato da un consumo moderato, questi alimenti possono causare disfunzioni del sistema immunitario, malattie cardio-metaboliche e un aumento delle patologie croniche.
L’inchiesta ha suscitato le reazioni negative di molti operatori socio-sanitari che trovano riprovevole e sorprendentemente cinica questa strategia di ultra-guadagno da parte di multinazionali che con i loro prodotti causano gran parte dell’obesità nel mondo (una delle principali cause di morte in Europa secondo l’Oms).
Tra i vari movimenti finanziari dei gruppi, è emblematico il caso di Unilever, che è proprietaria di Lemme, un brand lanciato da una delle sorelle Kardashian (famose star americane del web), che produce pillole contro la fame.
Nell’ignobile sistema economico in cui viviamo queste strategie di vendita fanno guadagnare le aziende anche in termini di reputazione, perché ritenute più responsabili e sostenibili rispetto al passato.
Quando si dice tendi la mano e nascondi l’inganno…



