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“Da alcuni mesi evito di uscire di casa. Senza che lo decida davvero, le giornate iniziano, finiscono ed è successo di nuovo”: sono queste le parole che aprono una lettera di Jonathan Bazzi.
Il testo prosegue raccontando l’inesorabile discesa dell’autore verso quello che descrive come un “isolamento digitalmente affollato”: complice il lavoro da casa che svolge da anni, si ritrova a ordinare spesa e farmaci a domicilio, a frequentare corsi di yoga online e a parlare con famiglia e amici nelle chat di WhatsApp piuttosto che di persona.
Insomma: tutto quello che prima faceva fuori dalle mura di casa ora è confinato in uno spazio digitale che esclude la fisicità delle interazioni tra le persone.
Seppure per certi versi questo crei una situazione di comfort (quanto è più semplice scegliere la spesa con un solo click invece che vestirsi, uscire, raggiungere il supermercato, districarsi tra la gente nelle corsie, fare la fila alla cassa, caricarsi di buste pesanti e tornare a casa?), Bazzi obietta che il suo stile di vita è una trappola per la salute mentale.
“Non ci rendiamo conto dell’influenza che la solitudine autoimposta, desiderata, ha sulla nostra vulnerabilità. Molte delle persone che ho intorno sembrano orientate dallo stesso obiettivo: stare il più possibile ritirate, protette nel santuario privato di casa propria, col partner, magari il cane o il gatto, in una specie di cura di sé a oltranza e senza obiettivi precisi.”
E ancora: “Su TikTok va di moda celebrare quando qualcuno con cui hai un appuntamento annulla l’incontro: è una gioia che capisco benissimo. E meno usciamo, meno siamo disposti a uscire. I nostri desideri, però, non sono sempre lungimiranti: tutto questo, a lungo andare, ci rende più forti o ci indebolisce?”.
È questo il rischio dell’isolamento digitale: cedere a un sollievo nel breve termine a scapito della salute mentale sul lungo termine.
La prossima volta, quando un amico ci proporrà un caffè, proviamo ad accettare nonostante gli sguardi ammalianti del divano. A volte una solida razionalità è una consigliera più saggia delle emozioni.

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