La generazione Z (nata tra il 1995 e il 2010) non ci sta, e si ribella come può.
Per opporsi al controllo delle aziende in cui lavorano – che spesso non offrono un buon equilibrio tra impiego e tempo libero e che dopo la pandemia hanno costretto i dipendenti a tornare a lavorare in presenza – utilizzano il “task masking”, ovvero fanno finta di essere indaffarati sul posto di lavoro quando in realtà non stanno facendo nulla.
Gli espedienti sono molteplici, e ne spuntano sempre di più sui social, in modo che i dipendenti siano sempre aggiornati su nuove idee per gabbare i propri datori di lavoro.
In fondo, basta davvero poco: una telefonata a un amico o a un parente fingendo di parlare con un cliente, digitare freneticamente sulla tastiera del computer cercando di fare più rumore possibile, camminare frettolosamente per i corridoi dell’ufficio con il laptop in mano.
L’hashtag “taskmasking”, su TikTok, ha raggiunto in pochi mesi più di un milione di visualizzazioni, e il fenomeno continua a crescere.
Alcuni utenti hanno creato delle guide per simulare al meglio di essere molto indaffarati: sbuffare con frustrazione ogni 10-15 minuti, utilizzare le versioni per desktop delle applicazioni di messaggistica e dei social media per perdere tempo proprio come si farebbe da uno smartphone, sfogliare rumorosamente le pagine dei propri appunti o di importanti fascicoli.
E per chi non vuole restare seduto alla scrivania, esistono persino dei software che muovono automaticamente il cursore del mouse, un trucco particolarmente utile per chi lavora da remoto.
Ma cosa si cela dietro questo lungo elenco di escamotage?
Il task masking è la reazione dei giovani a un mondo del lavoro che non sa stare al passo con i tempi: le nuove generazioni non sono disposte a scendere a patti con la propria salute mentale.
Se prima era accettabile soffrire di “burnout” lavorativo, oggi i giovani non hanno intenzione di subire un lavoro spesso mal pagato e poco stimolante.
C’è bisogno di ripensare del tutto la struttura-lavoro. Altrimenti, come insegna l’antico detto, chi tende tranelli si aspetti macelli.




