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È successo nel carcere di Marassi, a Genova: un detenuto appena 18enne è stato vittima di stupro, abusi e torture da parte dei suoi compagni di cella.
Il giovane viene da un contesto svantaggiato: prima di finire in carcere per rapina viveva per strada, e a causa di un disagio psichico non riusciva a interagire con i detenuti, per cui era stato costretto a cambiare cella già altre volte.
Finché non si è trovato rinchiuso nella stessa cella dei tre aggressori: le violenze sono andate avanti per almeno due giorni, senza che il personale penitenziario intervenisse.
Stando alle dichiarazioni della vittima, tutto è cominciato una domenica di giugno. Tra le torture: ustioni provocate da olio bollente e disegni osceni tatuati sul viso con la forza.
Martedì, spaventati dall’aggravarsi delle condizioni del 18enne, gli aggressori hanno allertato gli agenti, affermando che la vittima si fosse inferto da solo tutte le ferite, e finalmente il giovane è stato trasferito in ospedale.
Ora si indaga sui crimini degli aggressori – accusati di violenza sessuale aggravata e tortura – ma anche sulla responsabilità della polizia penitenziaria.
Gli agenti, infatti, sono tenuti per regolamento a controllare quotidianamente ogni cella e ogni detenuto, anche per verificarne lo stato di salute.
Com’è possibile che non si siano accorti di un ragazzo sfigurato e torturato con tanta brutalità?
Le indagini, con l’esame delle telecamere di sorveglianza e l’analisi dei resoconti medici, seguono la pista dell’omissione da parte delle forze armate.
La violenza ha scatenato una rivolta tra i detenuti, che hanno preso il controllo della sezione per qualche ora.
Quello di Marassi è l’ennesimo episodio tragico per lo stato in cui versano le carceri italiane tra sovraffollamento, suicidi e abusi di potere.
A rimetterci sono sempre i più deboli: i detenuti con problemi psichici dovrebbero essere accolti nelle Rems (strutture specializzate nel trattamento della salute mentale), che però sono a corto di posti.
È inaccettabile che in un carcere possano verificarsi episodi di tale gravità.
Nessuno è al di sopra della legge, specialmente in luoghi dove la libertà personale è già limitata.

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