Domani cade la ricorrenza della morte di Paolo Borsellino, vittima di mafia.
La sua vita, insieme a quella di Giovanni Falcone – anche lui ucciso dalla mafia –, è stata esempio di integrità e idealismo.
I due magistrati, entrambi palermitani e amici fin da bambini, sono morti per contrastare la mafia, a soli 57 giorni di distanza l’uno dall’altro.
Giovanni Falcone e sua moglie furono uccisi sulla strada per Palermo, il 23 maggio 1992, allo svincolo di Capaci: 500 kg di tritolo provocarono un’esplosione tale da allertare i sismografi.
Paolo Borsellino morì il 19 luglio, mentre si recava a far visita a sua madre in via D’Amelio a Palermo: il boato dell’autobomba si sentì in tutta la città.
Insieme ai due magistrati, ha perso la vita chi li scortava.
Con Falcone e la moglie c’era Rocco Dicillo (30 anni), da anni nella scorta del magistrato. Avrebbe sposato la sua fidanzata Alba due mesi più tardi.
C’era Antonio Montinaro (30 anni), caposcorta, marito e padre di due bambini. Quel giorno si era fatto cambiare il turno per poter scortare Falcone.
C’era Vito Schifani (27 anni), appassionato di volo e di atletica. Aveva avuto da poco un figlio con la moglie Rosaria e il giorno dopo avrebbe lasciato il servizio per dedicarsi alla famiglia.
Insieme a Borsellino, morì Agostino Catalano (43 anni), assistente capo. Quel giorno rispose alla chiamata per il completamento della scorta nonostante fosse in ferie.
Morì Walter Eddie Cosina (31 anni). Per non far preoccupare la famiglia, raccontava che a Palermo sbrigava delle pratiche burocratiche.
Morì Emanuela Loi (24 anni), prima donna italiana a essere uccisa in servizio. Fu aggregata alla scorta all’ultimo minuto.
Morì Vincenzo Li Muli (22 anni), entrato nella scorta per sostituire i colleghi caduti a Capaci. Sua madre, quando sentì dell’attentato alla tv, disse “Poveri ragazzi e povere mamme”. Non aveva idea che tra loro ci fosse anche suo figlio.
Morì Claudio Traina (27 anni), agente scelto, amante del mare. Quella mattina, a pesca col fratello, gli aveva detto: “Stasera raduna tutta la famiglia”.
È nostro dovere ricordarli, e seguire l’esempio di chi non si piega alla paura e procede con onestà e lealtà.




