Noi di Pop Edizioni abbiamo già parlato di questo argomento: la percezione pubblica sulla sicurezza e i reati non è allineata con la realtà.
Complice un certo lato della politica che fa propaganda per instillare paura nella gente, la maggior parte delle persone crede che l’Italia sia un Paese sempre più pericoloso, tanto da dover “difendere” i propri figli con le applicazioni di geolocalizzazione.
I dati, però, – lo ribadiamo – assicurano un calo dei crimini commessi.
Tuttavia, c’è una stonatura che – questa sì – dovrebbe farci riflettere.
Se è vero, infatti, che ci sono meno reati, è anche vero che quelli commessi sono in media più violenti e per mano di persone sempre più giovani.
Un rapporto stilato dall’Università Cattolica Transcrime in collaborazione con il Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità evidenzia come negli anni stia aumentando l’incidenza di lesioni personali, mentre reati come scippo o spaccio siano in calo.
Ernesto Savona, direttore di Transcrime, spiega: “Gli episodi di devianza giovanile ci fanno credere a un aumento dei casi ma i dati ufficiali raccontano un problema diverso: ad aumentare non sono i numeri, ma la violenza allarmante dei comportamenti”.
E l’età media di chi commette un reato per la prima volta cala sempre di più: se durante il biennio 2015-16 era il 32% a farlo prima dei 15 anni, nel 2022-23 la percentuale è salita al 52%.
L’età media è passata dai 16,1 anni di allora ai 15,6 anni di oggi.
Trovare le ragioni di questo fenomeno non è semplice, perché i fattori di rischio che portano a sfociare nella violenza sono tanti.
Nel rapporto viene evidenziata l’immaturità relazionale ed emotiva delle nuove generazioni che porta a comportamenti antisociali, l’aumento del consumo di sostanze stupefacenti e una difficile situazione familiare.
Che conclusioni possiamo trarne?
Ci sembra che i giovani esprimano il loro disagio con la violenza, in un mondo di adulti incapaci di tutelarne il futuro, perché chi dovrebbe occuparsi dell’educazione alla maturità emotiva dovremmo essere proprio noi adulti.
Ma come possiamo aspettarci che i giovani siano maturi se noi per primi non lo siamo?




