Quest’estate molti bambini stanno “marcendo”.
Sì, avete letto bene.
È un’espressione inglese, “kids rotting”, quella che individua una tendenza che nei mesi estivi ha preso piede in tanta parte del mondo occidentale.
Si tratta di lasciare che i bambini “marciscano” nella noia, come succedeva un tempo.
Nella pratica, ciò significa che molti di loro quest’estate non stanno frequentando campus multisport, laboratori di ceramica o corsi di coding.
I “kids rotting” stanno a casa. In pigiama, con le gambe sul divano, la merenda in mano, intrattenuti da qualsiasi cosa capiti a tiro, alimentando la creatività personale senza essere necessariamente impegnati in attività finalizzate a “migliorarsi”.
Quest’estate tante famiglie hanno scelto di non scegliere: i bambini fanno i bambini, non fanno nulla di utile secondo gli standard del capitalismo performativo.
Il fenomeno del “kids rotting” però, bisogna specificarlo, non è partito da uno slancio etico delle famiglie – i genitori che non possono (o non vogliono) aderire a questo sistema spesso si sentono in colpa, come se l’infanzia “giusta” fosse quella piena di stimoli, orari serrati e settimane programmate.
Piuttosto, il “kids rotting” è una naturale risposta ai costi sempre più inaccessibili di attività estive che tengano i bambini impegnati e lontani da casa – soprattutto quando gli adulti lavorano.
Questa strategia di lasciarli tranquilli almeno d’estate può presentare dei vantaggi anche per i piccoli, oltre che per gli adulti. E i bambini, forse, ad annoiarsi non marciscono, ma riprendono fiato.
Inventano giochi, fantasticano guardando il soffitto, disegnano e litigano con i fratelli e le sorelle per fare subito pace.
Insomma, potrebbe essere un ritorno a un’infanzia vera – se tenuti a debita distanza dagli smartphone –, che lascia spazio a quel tipo di noia che può diventare creativa.
Attenzione però a non correre il rischio di romanticizzare una condizione imposta e ingiusta: che sia vantaggioso o meno, il “kids rotting” rende ancora più netta la disuguaglianza sociale tra chi può permettersi di vivere nell’agio e chi no.




