Viviamo nell’epoca del “tutto e subito”.
Un clic, ed ecco che il pacco arriva sotto casa in 24 ore, magari gratis. Temu, Shein, Amazon: la promessa è efficienza, risparmio, comodità.
Ma davvero crediamo che tutto questo sia possibile senza che qualcuno, da qualche parte, ne stia pagando il prezzo?
Dietro l’apparente perfezione della logistica globale si nasconde un sistema che funziona perché sfrutta.
Non è un effetto collaterale: è il motore stesso del meccanismo.
Lo sfruttamento in questione riguarda diversi aspetti, tra cui quello dei lavoratori: i colossi del commercio online riescono a garantire spedizioni rapidissime e prezzi così bassi grazie a una filiera che taglia fino all’osso i diritti di chi lavora.
Non stiamo parlando solo di precarietà, ma di lavoro nero e di caporalato.
Numerose inchieste hanno svelato che esistono migliaia di persone reclutate direttamente nei centri di accoglienza, spesso senza documenti, senza contratto né alcuna protezione.
Sono uomini e donne che caricano e scaricano merci lavorando in turni massacranti, anche di notte, per pochi euro all’ora.
Ma lo sfruttamento riguarda anche l’ambiente e le risorse naturali: più cresce la domanda di “home delivery”, più aumenta la necessità di nuovi centri logistici.
Così si moltiplicano le richieste di terreni, di nuovi capannoni, di strade per collegarli. Il risultato?
Un consumo di suolo sempre più aggressivo, che divora campagne, periferie e zone naturali.
Ed ecco che ci troviamo davanti a un doppio sfruttamento: quello umano e quello ambientale, asservito a un’economia che si definisce “green” nei comunicati stampa, ma che in realtà produce disuguaglianza, sfruttamento e devastazione ecologica.
Forse dovremmo chiederci quanto vale ricevere un pacco a 3 euro se per portarcelo sotto casa qualcuno lavora in condizioni disumane e un altro pezzo di terra viene ricoperto di cemento.
Non è questione di condannare chi acquista online. Piuttosto, si tratta di aprire gli occhi su un modello che abbiamo accettato come normale, ma che normale non è.
E che, se non lo mettiamo in discussione, finirà per travolgerci tutti.




