“Chiediamo ai cittadini di donarci animali come conigli, porcellini d’India, polli e piccoli cavalli che non possono più accudire. Serviranno da alimento per i nostri predatori, in modo da rispettare il più possibile la catena alimentare naturale.”
La notizia arriva dalla Danimarca, ma ha fatto il giro del mondo: lo zoo di Aalborg ha invitato i cittadini, tramite la sua pagina social, a donare i propri animali domestici indesiderati, così da poterli dare in pasto ai predatori in cattività nel parco.
L’intento dichiarato? Ridurre gli sprechi, imitare la catena alimentare e promuovere una visione “sostenibile” dell’alimentazione degli animali carnivori prigionieri nella struttura.
Ma dietro la facciata del pragmatismo ecologico si nasconde un’operazione profondamente disturbante, che solleva interrogativi etici, culturali e pedagogici.
È davvero questa la direzione in cui vogliamo far evolvere il nostro rapporto con gli animali?
Lo zoo difende la scelta parlando di “dieta naturale” dei predatori, ma questa giustificazione ignora la questione di fondo: non c’è nulla di naturale in uno zoo.
Gli animali si trovano in un ambiente artificiale, confinati da barriere e selezionati geneticamente, privati alla nascita della loro libertà. Simulare una caccia realistica dando in pasto animali domestici “inutili” non è rispetto per l’ecosistema, è una scenografia costruita a bella posta dall’uomo – tanto più che gli animali da sacrificare verrebbero prima abbattuti “con metodi indolori”.
Inoltre, che messaggio trasmette questa scelta?
Che la vita di un animale vale solo se “funzionale”?
L’animale domestico è una figura culturale di centrale importanza nella nostra società. È un compagno affettivo, un essere vivente con cui costruiamo relazioni di cura, responsabilità e affetto reciproco.
Trasformarlo in oggetto biologico utile, da sacrificare quando non ci diverte più, è un gesto che normalizza la freddezza e la sostituibilità dell’affetto con l’efficienza.
In un’epoca in cui si parla di diritti animali, di empatia interspecie e di coabitazione ecologica, questo tipo di iniziative rappresentano una deludente e ingiustificabile regressione.




