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Si è appena conclusa la prima edizione di “Prison Got Talent”, una gara canora che si è svolta tra le mura del carcere di Velletri per offrire un’occasione di riscatto a chi ha sbagliato e sta scontando la sua pena.
I detenuti sono stati i protagonisti di questa iniziativa, fortemente voluta dalla direttrice Anna Maria Gentile, che ricalca il talent show “Italia’s Got Talent”.
A vincere il concorso è stato Tommaso, recluso per “reati comuni”, che con evidente emozione ha dichiarato: “Alzare una coppa qui dentro è una cosa che non dimenticherò mai più nella vita. In carcere tutto quello che si vive è amplificato, io ho visto tanta gioia anche nei miei colleghi che hanno recitato o cantato. Mi auguro che di queste iniziative se ne facciano tante: invece del vuoto, trovare dentro di sé motivazioni e qualità su cui impegnarsi è qualcosa che ti riempie le giornate e ti salva il futuro”.
Un’iniziativa che ha ricevuto il plauso di molti, tanto da portare il Ministero della Giustizia a considerare di riproporre questo progetto in altre carceri e di pensare a un format televisivo.
La situazione delle carceri italiane è drammatica. Il sovraffollamento generalizzato, come per esempio a San Vittore a Milano, raggiunge il 200%. Il tasso di suicidi è più del doppio della media europea e la presenza di minori è in costante crescita.
E mentre il governo cerca addirittura di abbassare l’età della punibilità al di sotto dei quattordici anni previsti attualmente dalla legge, la rieducazione, la reintegrazione nella società e la diminuzione del rischio di recidiva sembrano parole prive di senso.
L’iniziativa “Prison Got Talent” diventa quindi preziosa, un progetto da sostenere per costruire qualcosa di positivo basandosi sulle potenzialità di riscatto dei detenuti.
Rossella Brescia, conduttrice tv nonché membro della giuria, ha commentato le performance dei finalisti che si sono avvicendati sul palco, e rivolgendosi a loro ha concluso: “Vi auguro di ricominciare dall’arte, perché può essere veramente d’ispirazione per tutti voi e dà speranza e forza”.
E a giudicare dal numero dei suicidi in carcere forse la speranza è proprio ciò che serve.

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