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È una storia raccapricciante, perciò, se credete che l’essere umano sia una creatura tutto sommato buona, non leggetela.
A luglio la procura di Milano ha aperto un’inchiesta per omicidio plurimo aggravato dai motivi abietti e dalla crudeltà, e oggi si cercano i cinque italiani che – tra il 1992 e il 1996 – hanno fatto turismo di guerra nell’ex Jugoslavia.
Uomini ricchissimi disposti a pagare somme ingenti per andare a caccia di bambini, uomini e donne, durante l’assedio di Sarajevo.
Le tariffe – come per qualunque offerta – variavano a seconda dell’età e del genere: uccidere un bambino era più costoso che uccidere una donna. Un uomo in divisa costava più di un uomo in abiti civili. Gli anziani no, quelli si potevano uccidere gratuitamente.
Chiamati “cecchini del weekend”, questi cacciatori partivano da Trieste per arrivare a Sarajevo, carichi di soldi e di fucili per iniziare la mattanza, con la complicità dell’intelligence serba.
Le prede? Tentavano di scappare prima di essere abbattute.
A far partire l’inchiesta è stato un documento di 17 pagine depositato in procura dallo scrittore Ezio Gavazzeni, in cui si racconta il turismo di guerra perpetrato da ricchi italiani.
Dalla testimonianza di un agente dei servizi segreti bosniaci risulta che già nel 1993 i servizi segreti italiani erano stati avvertiti della presenza di cecchini italiani a Sarajevo.
Tra questi, un milanese proprietario di una clinica estetica, un torinese e un triestino, insieme ad americani, canadesi e russi, perché la caccia a esseri umani evidentemente è uno sport che piace.
Già nel 2022 il regista Miran Zupanič lo aveva raccontato nel documentario “Sarajevo Safari”.
“Parliamo di gente facoltosa, che pagava per ammazzare civili. Partiva da Trieste per la caccia all’uomo. E poi tornava a fare la vita di sempre. È diventare Dio e restare impuniti” spiega Gavazzeni.
Oggi si cerca di individuare almeno i cinque imprenditori di cui parla il testimone, ma pare che i cecchini italiani fossero almeno un centinaio.
In Italia c’è qualcuno che ne conosce i nomi perché i cacciatori amano vantarsi dei loro massacri. Sui social possiamo stanarli: cerchiamo informazioni, aiutiamo a fare giustizia!

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