Quando accade una tragedia come quella di Modena, l’attenzione pubblica si concentra quasi sempre su un’unica figura: chi ha compiuto il gesto.
Ma intorno restano altre persone che, da un giorno all’altro, si ritrovano a convivere con qualcosa di enorme, incomprensibile e irreparabile.
Le parole di Carmen El Koudri, sorella di Salim El Koudri – il 31enne che ha investito deliberatamente sette persone nel centro città – colpiscono proprio per questo. Non cercano giustificazioni, ma parlano di shock, vergogna e smarrimento.
“Mio fratello era il primo della classe”, racconta tra le lacrime. Un ragazzo studioso, tranquillo. Poi qualcosa si è incrinato lentamente: l’isolamento, la difficoltà nel trovare lavoro, un disagio non compreso fino in fondo.
E forse è questo l’aspetto più inquietante della vicenda.
Siamo abituati a immaginare la violenza come qualcosa di immediatamente riconoscibile. Pensiamo che il male si manifesti con segnali evidenti e comportamenti estremi.
In realtà, il disagio cresce spesso nel silenzio, confondendosi con la solitudine e la frustrazione.
Naturalmente tutto questo non cancella la responsabilità individuale né il dolore delle vittime. La tragedia di Modena ha lasciato dietro di sé persone ferite gravemente, travolte da un trauma che resterà per sempre.
Ma questa storia apre anche una domanda più ampia su quanto siamo capaci di riconoscere la sofferenza psicologica prima che esploda.
Perché viviamo in una società che chiede continuamente efficienza e successo, e quando qualcuno smette di stare al passo, il disagio viene liquidato come incapacità, pigrizia o mancanza di volontà, e può trasformarsi in rabbia smisurata e aggressività.
Le scuse della sorella di Salim El Koudri mostrano un altro aspetto raramente raccontato: il dolore delle famiglie di chi commette violenza.
Persone che si ritrovano improvvisamente schiacciate tra l’amore per qualcuno che conoscono da sempre e l’orrore per il reato compiuto.
Ed è forse in quella frattura impossibile da ricomporre, che questa vicenda diventa ancora più difficile da guardare.



