C’è chi evita deliberatamente il telegiornale, chi ha disattivato…

Mondo Pop: C’è chi evita deliberatamente il telegiornale, chi ha disattivato…
C’è chi evita deliberatamente il telegiornale, chi ha disattivato ogni notifica e chi scorre le news sul telefono il più velocemente possibile appena compare una notizia di guerra, politica o crisi climatica.
Non perché manchi l’interesse per ciò che accade nel mondo, ma perché il flusso delle informazioni è diventato emotivamente insostenibile.
In Italia, una persona su tre evita le notizie, almeno qualche volta.
Tra i giovani dai 18 ai 24 anni il fenomeno è strutturale: il motivo principale è l’ansia generata dall’attualità, seguita dalla sensazione di essere sommersi da costanti aggiornamenti.
Questo fenomeno è noto come “news avoidance”, ma liquidarlo come semplice disinteresse o pigrizia culturale sarebbe un errore.
Negli ultimi anni ci siamo abituati a vivere dentro un flusso continuo di emergenze. Una crisi non fa in tempo a decantare che ne comincia subito un’altra, mentre immagini cruente, notifiche sonore e commenti polarizzati ci raggiungono senza sosta.
Informarsi può diventare a tutti gli effetti un lavoro emotivo logorante.
Il problema risiede nei meccanismi dell’attenzione: la paura e l’allarme sono i ganci più potenti per catturare lo sguardo.
Un titolo catastrofico ci costringe a fermarci, un conflitto ci spinge a schierarci, una minaccia ci tiene incollati allo schermo.
Ma un ecosistema mediatico che monetizza l’interesse pubblico terrorizzando le persone ottiene l’effetto opposto: a un certo punto, per pura autodifesa, la mente stacca la spina.
Forse non dovremmo chiederci soltanto perché le persone si allontanano dal dibattito collettivo, ma anche quale modello di informazione abbiamo costruito se, per proteggere la propria serenità, qualcuno preferisce non sapere.
Essere informati resta una prerogativa democratica indispensabile. Ma tra ignorare la realtà ed essere bombardati di notizie in continuazione dovrebbe esistere uno spazio intermedio: un’informazione che offra contesto invece di accumulare allarmi, e che aiuti a comprendere anziché pretendere una reazione viscerale ogni trenta secondi.

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