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“Noi siamo contrari a ogni forma di aborto.”
Sono queste le parole dette da Alfonso Signorini, conduttore del “Grande Fratello Vip”, durante una delle ultime puntate del reality. Parole che hanno scatenato un polverone e che hanno portato Endemol Shine Italy, la società che produce il programma, a prendere le distanze da questa frase.
Ognuno ha il diritto di avere la propria opinione, anche se sarebbe interessante capire a chi si riferisse Signorini con quel “noi”, domanda che si sono fatte migliaia di persone commentando la vicenda sul web. Tutto ciò, però, dà l’opportunità di riflettere su altro.
L’interruzione volontaria di gravidanza è una pratica assolutamente legale in Italia, regolata dalla legge 194 del 22 maggio 1978 e confermata poi dal referendum del 1981.
Nonostante siano passati quarant’anni da quello storico voto, però, ancora oggi permangono serie e concrete difficoltà per le donne che desiderino interrompere la loro gravidanza indesiderata.
Perché quando si parla di interruzione volontaria di gravidanza emerge sempre la figura dei ginecologi “obiettori di coscienza” che rifiutano di praticare l’aborto.
In Italia, il poco invidiabile record spetta al Molise con il 92,3% di ginecologi obiettori di coscienza, a seguire la Provincia Autonoma di Bolzano con l’87,2% e la Sicilia con l’82,7%.
Il Comitato Europeo dei Diritti Sociali ha evidenziato che, proprio per questo motivo, il 5% delle interruzioni volontarie di gravidanza sono eseguite in una regione diversa da quella in cui la donna vive. E spesso si ricorre agli aborti clandestini.
Nel 2020 la situazione è peggiorata a causa della pandemia: secondo il Comitato, infatti, durante l’emergenza sanitaria del lockdown sono mancate linee guida e regole univoche per garantire il diritto all’aborto.
Il problema, quindi, non è tanto la frase che ha fatto scalpore al “Grande Fratello Vip”, quanto il fatto che oggi – più che in passato – ci siano una lunghissima serie di difficoltà e ostacoli burocratici con i quali si devono scontrare tutte quelle donne che decidono di esercitare un proprio diritto garantito dalla legge italiana.
E Signorini, dall’alto del suo “noi”, evidentemente non sa di cosa parla.

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