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René Robert aveva 85 anni quando è morto di freddo nel centro di Parigi, poche settimane fa.
René non era un senzatetto, non era abituato a passare le notti disteso per strada. Era un fotografo che in passato aveva avuto una discreta celebrità.
Ma quella sera, di ritorno da una cena, probabilmente è caduto in terra per un malore. Forse l’età, forse le vertigini di cui soffriva, René non è riuscito a rialzarsi ed è rimasto lì.
Nove ore sul cemento di una strada calpestata giorno e notte da un continuo viavai di persone, nove ore di surreale agonia prima che l’ipotermia ne provocasse la morte.
In quel tempo, che gli sarà sembrato lunghissimo, nessuno dei molti passanti si è fermato ad aiutarlo. Solo un clochard, vedendolo lì per terra, ha chiamato i soccorsi, ma era troppo tardi.
René Robert è morto di freddo nell’indifferenza generale.
“Come siamo arrivati a tanto?” ha scritto in un editoriale il suo amico e giornalista Michel Mompontet. Come si può morire di indifferenza?
La risposta è fin troppo ovvia.
Nelle grandi città come Parigi o Milano accade spesso di assistere alla disperazione altrui – la disperazione di dover vivere per strada, per esempio – e passare oltre. Perché in posti in cui la vita è più difficile per chiunque, se non feroce, si crea un’assuefazione triste alle difficoltà altrui: non le vediamo, non ce ne accorgiamo.
“Sarà un barbone, uno sbandato, forse un ubriaco”. Un pensiero rapidissimo, un’autoassoluzione che ci consente di continuare a camminare davanti a un corpo disteso a terra.
Perché abbiamo già fin troppi problemi, perché è una sua libera scelta, quella di sottrarsi alle regole della società, perché siamo stanchissimi dopo una giornata di lavoro e domani ci aspetta un altro giorno uguale.
Perché l’indifferenza, al giorno d’oggi, sembra quasi un requisito per sopravvivere e non più un’assenza etica, un difetto di emozioni.
Questa storia, però, ci offre ancora una possibilità, come ha spiegato Michel Mompontet: quella di fermarci la prossima volta che incontreremo una persona con il viso appoggiato a un marciapiede.
A volte basta chiedere semplicemente: ha bisogno di aiuto?

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