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Le chiusure di ristoranti, in questi ultimi due anni, sono diventate quasi una consuetudine.
È raro, quindi, che un ristorante che chiuda i battenti per sempre faccia notizia. Ma ci sono le eccezioni.
È il caso della “Locanda dei Girasoli”, ventennale realtà romana nell’ambito della ristorazione che dà lavoro a donne e uomini affetti dalla sindrome di Down.
A inizio anno, però, il destino della “Locanda dei Girasoli” sembrava segnato: i contraccolpi che tutto il settore della ristorazione ha subito durante le restrizioni dovute alla pandemia si sono fatti sentire e hanno portato alla decisione di chiudere, con buona pace del futuro di questi ragazzi.
Poi si è aperto uno spiraglio, con il consorzio che si occupa del ristorante e le istituzioni capitoline e della Regione che sembrano aver trovato il modo di far proseguire le attività della Locanda.
Ci vorrà tempo, ma è già una notizia incoraggiante.
Realtà come la “Locanda dei Girasoli”, o altre attività impegnate a dare servizi attraverso l’impiego di donne e uomini diversamente abili, danno la misura della reale inclusività di un Paese.
Il diversamente abile, in questo caso, non viene visto come il malato di cui si deve fare carico la comunità, ma come una persona con un ruolo, cui è stata data l’opportunità di mostrare le proprie capacità.
Gli si dà un compito che richiede impegno e, di conseguenza, lo si aiuta a raggiungere quell’autonomia che troppo spesso diamo per scontata.
Si tratta di realtà utili anche per imparare ad abbattere le barriere di diffidenza o, peggio, di pietà e ipocrisia che si celano ancora in tante persone quando hanno a che fare con un disabile.
Veder chiudere attività di questo tipo senza fare nulla significa, anche, interrompere un processo di crescita umana di un ragazzo o una ragazza che sin dalla nascita sono stati etichettati come impossibilitati a fare determinate cose.
Abbiamo bisogno di luoghi come la “Locanda dei Girasoli” che permettono di sviluppare un’esperienza diretta delle reali potenzialità di queste persone.
E sono il modo migliore per infrangere preconcetti e pregiudizi, che costituiscono il vero handicap della nostra società.

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