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La guerra fa emergere tutta la spietatezza degli uomini. E in quella spietatezza appaiono linee d’ombra capaci di sconvolgere, per gli infiniti modi con cui riescono a calpestare la dignità umana.
Ciò che sta avvenendo in Ucraina in queste settimane è sconcertante, così come sconcertante è quel che è accaduto ad alcune persone che cercavano di scappare dal Paese dopo lo scoppio del conflitto.
A Palermo, due studenti universitari in fuga dall’Ucraina, Michael e Meshack, si sono visti negare l’accoglienza da parte di una donna che aveva messo a disposizione la propria abitazione per i profughi ucraini.
La “colpa” di questi studenti? Essere di origine nigeriana e aver scelto Kiev per studiare Economia e Medicina.
Quanto accaduto a Palermo è una goccia in un mare di pregiudizi razziali: sono sempre più numerose le notizie di persone di origine africana, residenti da anni in Ucraina, respinte ai confini con la Polonia proprio perché di colore.
I bianchi passano, loro no.
Sarebbe stato sbalorditivo il contrario, ovvero se la tragedia della guerra in Ucraina fosse riuscita a far rinsavire chi giudica un essere umano dal colore della pelle.
Ma, evidentemente, il razzismo è una malattia ben più difficile da estirpare.
Per difendere la patria dall’invasione russa, gli uomini tra i 18 e i 60 anni non devono lasciare l’Ucraina perché potrebbero essere chiamati alle armi. Per questo, di recente tre donne transgender ucraine hanno visto sgretolarsi la speranza di trovare rifugio lontano dalla guerra, perché sui loro documenti erano ancora registrate come uomini.
Eppure si sentivano donne a tutti gli effetti.
Secondo le principali associazioni Lgbt+ ucraine, in centinaia avrebbero tentato di abbandonare il Paese: il 90% ha fallito, proprio perché sui loro documenti compare il genere e il nome di nascita.
Omofobia, razzismo, paura di tutto ciò che è “diverso”: non c’era bisogno della guerra per rendersi conto dell’impatto di questi pregiudizi sulla vita delle persone.
Adesso, semplicemente, assumono tinte surreali.

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