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Viviamo tempi in cui il “Grande Fratello” descritto dalla geniale penna di George Orwell sembra un’inquietante realtà.
Un grande occhio digitale che spia comuni cittadini, dietro il quale vi è il solito regime totalitario del denaro: con la possibilità che un hacker si appropri e venda l’intimità delle persone in Rete.
È quanto emerso nelle scorse settimane dall’indagine della Polizia Postale di Milano denominata “Rear Window”: dieci persone sono state denunciate perché, violando il wi-fi delle telecamere di videosorveglianza di case, stanze d’albergo, studi medici, spogliatoi di palestre, spiavano e registravano chi si trovava a portata di inquadratura.
Per poi vendere immagini e filmati intimi su piattaforme come Telegram o VK, la versione russa di Facebook.
Un caso che ricorda quanto accaduto in Toscana di recente: nella doccia dello spogliatoio femminile di un ospedale era stata piazzata una microcamera per filmare dottoresse e infermiere nude.
I momenti privati di tantissime persone sono ormai diventati una merce di scambio nella parte meno trasparente del web: c’è ancora qualcuno che può sentirsi veramente al sicuro?
Gli esperti delle forze dell’ordine consigliano di affidarsi a professionisti per l’installazione di impianti di videosorveglianza, evitando soluzioni “fai da te”.
È importante, soprattutto nelle abitazioni, inibire l’accesso tramite web per il controllo remoto delle telecamere, e cambiare spesso la password.
Fondamentale è orientare le telecamere in modo da non inquadrare bagni o camere da letto.
Perché la sicurezza è importante, ma altrettanto la privacy, oggi, in cui sembrano azzerate le distanze tra il mondo reale e quello futuribile descritto in “1984”.

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