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Ci sono domande che non bisogna fare, e neppure pensare. A stabilire quali siano è il buon senso.
Buon senso che, evidentemente, è venuto meno dalle parti di Nettuno, in provincia di Roma.
Alle famiglie di persone con gravissime disabilità è stato inviato un questionario per poter accedere ai fondi messi a disposizione dalla Regione Lazio.
“Da zero a quattro, quanto ti vergogni del tuo familiare?”
“Quanto risentimento provi nei suoi confronti?”
“Quanto non ti senti a tuo agio quando hai amici a casa?”
A cosa stesse pensando chi ha ideato delle domande così inutilmente crudeli e umilianti è difficile da immaginare.
Il comune di Nettuno, dopo le polemiche suscitate, è corso ai ripari e ha sospeso la distribuzione dei questionari: una toppa che non copre lo strappo.
È evidente che chi vive con familiari affetti da patologie e disabilità gravi e gravissime deve affrontare quotidianamente delle difficoltà inimmaginabili.
Ma è assurdo chiedere a madri, padri, figli o fratelli se si vergognino o se provino risentimento nei confronti di una persona a cui dedicano affetto, tempo, energia e dedizione.
Non sono le famiglie dei disabili a dover provare il sentimento della vergogna, ma una società che fa fatica ad accettare la disabilità come una presenza normale nel quotidiano, e che invece di aiutare concretamente queste realtà non perde occasione per rimarcarne la “diversità”.

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